Sgomberato il Leoncavallo

L’ha detto in poche parole Mauro Decortes del Ponte della Ghisolfa: “sgomberare il Leoncavallo significa in qualche modo sgomberare le idee, cioè l’immagine, l’immaginario”. Non è solo il capitolo conclusivo (almeno per ora) di una vicenda dove il concetto di legalità è sempre stato agitato come un alibi, mentre Milano andava mutando in un luogo dove le persone normali sono condannate legalmente ad andarsene, e in modi altrettanto legali si promuove lo sfruttamento quale modello dominante. In tal senso l’inchiesta in corso sull’urbanistica milanese non deve distrarre: la battaglia qui è interamente politica e sociale, e non si risolve nelle aule di giustizia.

Così, come osservano su Milano in Movimento, lo sgombero del Leoncavallo “assume un valore simbolico gigantesco (e molto pesante) non solo per la nostra metropoli. La destra riesce finalmente a mostrare al suo elettorato giubilante lo scalpo dell’odiato centro sociale. Il centrosinistra, che governa Milano da 14 anni e in tutto questo tempo non è riuscito a risolvere la questione balbetta in stato confusionale”. Ma, precisa Giuliano Santoro, benché si tratti di “una vendetta del governo contro un luogo storico dell’opposizione sociale […] è anche una delle occasioni propizie per far scattare il contropiede.” Si comincia il corteo del 6 settembre.

(22/08/25)