Substack chiuso

Poco più di un anno fa inaugurai una newsletter settimanale di consigli su Substack; durò dieci numeri; poi tenni l’account per comodità e perché ero iscritto ad altre (poche) newsletter che mi interessavano, essenzialmente di musica. Ho mantenuto le iscrizioni, ma per la cronaca ho cancellato definitivamente l’account.

(14/11/25)

Ogni esistenza personale si mantiene nel mistero

Preparando una lezione rileggo per l’ennesima volta La signora col cagnolino di Čechov (nella traduzione di E. Bazzerelli); e per l’ennesima volta resto interdetto di fronte alla disarmante semplicità con cui giunge al punto, disvelando quanto di più profondo: come sotto la “cenere che copre le sue pagine” (Cajumi), e che determina la grandezza della sua arte, si aprano qui e là squarci di luce accecante. Come questo:

Egli aveva due vite: una palese, che tutti coloro cui essa interessava vedevano e sapevano, piena di verità convenzionale e di convenzionale menzogna, in tutto simile alla vita dei suoi conoscenti ed amici, e un’altra che scorreva segretamente. E per un certo strano concorso di circostanze, forse casuale, tutto ciò che per lui era importante, interessante, necessario, in cui egli era sincero e non ingannava se stesso, ciò che costitutiva il nocciolo della sua vita, si svolgeva di nascosto dagli altri; invece tutto ciò che in lui era menzogna, involucro in cui si nascondeva, per celare la verità, come, per esempio, il suo servizio in banca, le discussioni al circolo, la sua “razza inferiore”, l’andar con la moglie alla celebrazione degli anniversari, tutto ciò era bene in vista. E da se stesso giudicava gli altri, non credeva a quel che vedeva e supponeva sempre che in ciascuno uomo, sotto il velame del segreto, come sotto il velo della notte, scorresse la sua vita vera e più interessante. Ogni esistenza personale si mantiene nel mistero, e forse in parte per questo all’uomo civile si dà così nervosamente da fare perché sia rispettato il segreto personale.

(12/11/25)

Acquerelli lunari

Nei ritagli di tempo sto leggendo la bellissima biografia intellettuale di Galileo scritta da John L. Heilbron (Einaudi 2013): qui sono incappato negli acquerelli disegnati da Galileo dopo aver osservato la luna con il cannocchiale nel dicembre 1609 – uno dei momenti di svolta di un’intera civiltà.

Heilbron li definisce “ritratti, impressioni, non mappature precise”, e giustamente li chiama “esempi spettacolari di immaginazione creativa”: rispetto ai disegni stampati nel Sidereus Nuncius hanno tutto un altro fascino. Li trovo splendidi; testimoniano l’animo multiforme e poetico di Galileo, in questo un vero uomo rinascimentale.

(Una volta diffuse le sue eccezionali rivelazioni, Thomas Segeth lo lodò scrivendo che “[Colombo] ci ha dato terre con ampio spargimento di sangue | Galileo stelle, senza danno alcuno. Chi dei due è il più grande?”).

(07/11/25)

Alibi non ce ne possono essere

Pagato con i soldi di tutti, al servizio del popolo, deve possedere o conquistarsi, insieme con i suoi alunni, l’atteggiamento aperto dello stimolatore di idee, del produttore di socialità. Altrimenti diventa uno squallido despota della cattedra che ribadisce le catene spirituali e materiali che ancora resistono nella scuola.
Alibi non ce ne possono essere, per gli educatori. Nessuno come gli educatori ha il dovere di pretendere da se stesso e dagli altri la ricerca continua della verità. Se un insegnante è in buona fede non può tacere e mettere a tacere i giovani che si aprono alla vita in un mondo pieno di delitti compiuti da chi tace o falsifica la verità per difendere privilegi e potere. Deve andare in crisi e rigenerare se stesso nell’instaurazione di nuovi rapporti con i ragazzi, le famiglie, la società.

Mario Lodi, Cominciare dal bambino.

(05/11/25)

Una rivista non cambia il mondo

Una rivista non cambia il mondo.
Scrivere, studiare e leggere non trasformano la realtà, anche se a volte gli “intellettuali” hanno l’impressione che sia così. Ciò che cambia il mondo è l’azione, l’intervento sociale, la pratica.
Ma una rivista che si pone al servizio delle (e in dialogo critico con le) pratiche di trasformazione della realtà, tenendo assieme un’area, diviene lo strumento in cui si riconoscono persone che fanno e che pensano. Una vera e propria attività militante.
Una rivista può contribuire a cambiare gli immaginari. La qualità del lavoro culturale – che è sempre ambiguo – riguarda la qualità dell’immaginazione. Il rapporto tra le parole e le idee è in grado di influenzare le pratiche.
Una rivista può e deve svolgere un ruolo pedagogico anche restituendo nuova voce a maestre e maestri del passato, maestre e maestri che i collaboratori e i lettori è necessario conoscano e leggano. Questo serbatoio e patrimonio viene ricostruito volta per volta, tramandato e comunicato “da pochi a pochi”.
Una rivista ha una vita e una morte: quando una rivista – e il gruppo che la anima – ha esaurito la sua funzione, ovvero ha perso capacità di lettura e di azione, va chiusa. In caso contrario diventa la caricatura di se stessa e le persone che vi lavorano riproducono solo il proprio ruolo e la propria figura attraverso quella rivista.
Chiusa una rivista se ne fa un’altra, con obiettivi nuovi e aggiornati, con collaboratori e collaboratrici vecchie e nuove.

Gli Asini, Fare una rivista.

(17/10/25)