Preparando una lezione rileggo per l’ennesima volta La signora col cagnolino di Čechov (nella traduzione di E. Bazzerelli); e per l’ennesima volta resto interdetto di fronte alla disarmante semplicità con cui giunge al punto, disvelando quanto di più profondo: come sotto la “cenere che copre le sue pagine” (Cajumi), e che determina la grandezza della sua arte, si aprano qui e là squarci di luce accecante. Come questo:
Egli aveva due vite: una palese, che tutti coloro cui essa interessava vedevano e sapevano, piena di verità convenzionale e di convenzionale menzogna, in tutto simile alla vita dei suoi conoscenti ed amici, e un’altra che scorreva segretamente. E per un certo strano concorso di circostanze, forse casuale, tutto ciò che per lui era importante, interessante, necessario, in cui egli era sincero e non ingannava se stesso, ciò che costitutiva il nocciolo della sua vita, si svolgeva di nascosto dagli altri; invece tutto ciò che in lui era menzogna, involucro in cui si nascondeva, per celare la verità, come, per esempio, il suo servizio in banca, le discussioni al circolo, la sua “razza inferiore”, l’andar con la moglie alla celebrazione degli anniversari, tutto ciò era bene in vista. E da se stesso giudicava gli altri, non credeva a quel che vedeva e supponeva sempre che in ciascuno uomo, sotto il velame del segreto, come sotto il velo della notte, scorresse la sua vita vera e più interessante. Ogni esistenza personale si mantiene nel mistero, e forse in parte per questo all’uomo civile si dà così nervosamente da fare perché sia rispettato il segreto personale.
(12/11/25)