Ho letto La porta segreta di Mac Barnett nel proverbiale momento giusto, quando stavo riflettendo su molte cose che Barnett dice con ammirevole chiarezza ed energia: se state ancora cercando un regalo di Natale, ve lo consiglio caldamente.
Una delle mie riflessioni partiva così: forse l’insopportabile paternalismo che caratterizza gli adulti, specie gli adulti italiani, quando parlano con chiunque sia anche solo un po’ più giovane di loro (a quarantaquattro anni sono un “giovane scrittore” come lo ero a venticinque) dipende, fra le altre cose, dalla mancanza di rispetto che si ha verso i bambini. Dall’incapacità di vedere in loro persone vere e proprie. Come osserva molto bene Barnett, “Oh, quanto amiamo i bambini. Ma non li rispettiamo davvero. Tendiamo a pensare che abbiano menti meno sofisticate, capaci di emozioni intense, ma semplici. […]. E se invece avessimo sbagliato tutto?”.
Comincia da qui. Non si vede l’ora di crescere per uscire da una condizione di minorità, per dirla con Kant, come se l’età adulta fosse l’Illuminismo (mentre molto spesso è afflitta dalle peggiori storture): avendo il dubbio privilegio di essere più alti dei bambini pensiamo che a tale differenza di statura corrisponda una differenza di valore. È un’idiozia e un crimine, cui corrisponde l’idea, altrettanto idiota e criminale, che i bambini siano semplici germogli — fiore e frutto arriveranno dopo. Anche in questo caso, a me pare che fiore e frutto pertengano invece a ogni età della vita: saranno certo diversi in una cinquenne rispetto a una sessantenne, ma pensare che la cinquenne sia un essere incompiuto è il fondamento di una società nevrotica. Una società incapace di mantenere vivi stupore e desiderio, senza peraltro impegnarsi in un autentico processo di maturazione: né freschezza né lucidità, solo un mortale prendersi sul serio e una sorta di sclerosi del pensiero. Una società che ritiene l’educazione un processo, spesso punitivo, da infliggere ai minorenni e da cui gli adulti grazie a dio possono essere esentati: per restare allegramente, boriosamente gonfi di pregiudizi.
Per questo la scatenata immaginazione dei bambini irrita molti adulti; la loro sensibilità diretta verso i dettagli più celati e la loro spontaneità incontrollabile non danno agli adulti le coordinate che il loro cervello ottuso reclama; il loro culto del presente è disorientante quando si è impegnati a progettare eternamente il futuro; la loro serietà nel giocare appare ridicola, e il loro bisogno di essere ascoltati davvero è fastidioso, perché gli adulti vogliono soltanto comportarsi da adulti e parlare con altri adulti di cose da adulti — cose spesso assai ridicole e meschine, senza un’oncia della passione che nutre lo sguardo infantile.
Questo splendido libro vi guarirà da tutto ciò e lo farà attraverso un discorso estremamente serio ed esigente attorno alla letteratura per bambini: i quali sono lettori molto più esigenti e seri perché indisponibili a farsi mettere nel sacco da autori pretenziosi e didascalici; e perché se ne fregano degli strilli in copertina o degli elogi del tal critico o del posizionamento di chi scrive nel sistema di potere editoriale. Vogliono un bella storia e vogliono goderne.
Ci insegnano dunque la priorità del piacere: certo non l’unico criterio quando si decide cosa leggere, ma senza il quale è difficile anche solo immaginare un’estetica. Certamente sono diversi da noi, e hanno bisogno di storie adatte a loro: ma adatte non significa “storie per adulti spogliate di qualsiasi contenuto potenzialmente offensivo e banalizzate nello stile con una morale in aggiunta”. Significa diverse, tutto qui. Apprezzare, coltivare, onorare questa diversità — un valore troppo spesso celebrato nella teoria ma svilito nella pratica — ci renderà persone migliori; e anche, per chi scrive, scrittori migliori.
La porta segreta vi riempirà dunque di rinnovato entusiasmo, invitandovi insieme a un atto d’umiltà e cura, per chiudersi con un commovente elogio dell’incompiutezza.
(22/12/25)