[…] Elisabeth non lo sapeva, ma circondata da tutte quelle belle cose morte che erano state raccolte e accumulate attorno a lei, circondata da tutti quei bei quadri, intuiva però che i quadri erano stati appesi alle pareti come se dovessero rinforzare i muri della casa, ed era come se tutte quelle cose morte dovessero racchiudere, e forse anche celare e difendere qualcosa di molto vivo, qualcosa al quale lei stessa era così legata che, quando arrivava un nuovo dipinto, talvolta le veniva da pensare a un fratellino, a qualcosa che voleva essere custodito e che i genitori custodivano, come se tutte le loro vite insieme ne dipendesse: Elisabeth intuiva l’angoscia che era insita in tutto questo e che, intrecciandovi momenti di festa, cercava di mettere in sordina la quotidianità, sinonimo di invecchiamento; un’angoscia costretta di continuo a sincerarsi — ogni volta con rinnovata sorpresa — che loro fossero vivi, e nati davvero, e definitivamente insieme, e che quel loro cerchio fosse chiuso per l’eternità.
Hermann Broch, I sonnambuli I. Pasenow o il romanticismo.
(18/12/25)