Un Debussy di Michelangeli al Vaticano

Ho ripescato le registrazioni in Vaticano di Arturo Benedetti Michelangeli, un disco che avevo rubato a mio padre molti anni fa senza ascoltarlo con vera cura. Mouvement di Debussy, il terzo brano delle Images L. 110, mi ha lasciato un’impressione profonda. Quel che può fare un’interpretazione, come si suol dire.

Fin dalla prima battuta e poi più apertamente quando scattano le terzine di semicrome c’è qualcosa di meccanico, di robotico persino. Il brano tutto — che in effetti Debussy raccomandava di trasformare in “un rythme implacable” — è impostato da Michelangeli con una vena clavicembalistica che lo vivifica proprio perché priva di superficiale “espressività” (che suonando Debussy è sempre a rischio di sprofondare nell’enfasi o nel lezioso: magari per obbedienza acritica verso il ruolo, certo cruciale, del timbro). Ed è interessante notare come nel più celebre disco per la DG ABM esegua Mouvement in modo diciamo più tipicamente “michelangelesco”: quella trasparenza soffusa, quella grazia senza sforzo apparente: è sempre meraviglioso, ovvio, ma è altra cosa.

(27/02/26)