Seminiamo anche in inverno

Ihor Kozlovskyi era una vittima dal punto di vista legale: era stato rapito e tenuto in condizioni disumane, torturato così gravemente da dover reimparare a camminare. Eppure, nemmeno questo lo faceva sentire una vittima. Il fondamento della nostra esistenza è la dignità, non il vittimismo. E la dignità è azione.

Non siamo ostaggio delle circostanze. Noi partecipiamo a questo processo storico. La dignità ci dà la forza di combattere anche le circostanze più insopportabili.

Noi proseguiamo il cammino di chi ci ha preceduto. L’uccisione degli intellettuali ucraini, la sanguinosa repressione di poeti e artisti, la morte per fame di milioni di persone non hanno distrutto l’identità ucraina in epoca sovietica. Perché allora, come oggi, c’erano sempre persone che insegnavano ai bambini ucraini. Persone che scrivevano libri in ucraino. Persone che conservavano la memoria del passato.

Noi seminiamo. Gettiamo semi. Seminiamo anche in inverno, quando tutto è ghiacciato. Seminiamo cose che non temono il freddo. Seminiamo per un atto di fede, sapendo che la primavera inevitabilmente arriverà e tutto quello che abbiamo seminato crescerà. Sì, è un lavoro lungo. Ma è chi fa progetti a lungo termine che avrà la meglio.

Dall’articolo dell’avvocata Oleksandra Matvijčuk, Nessuno credeva che l’Ucraina potesse resistere così a lungo, tradotto su Internazionale. Che la terra custodisca tali semi ben lontano dalle idiozie di troppi opinionisti e fin troppi compagni italiani, gonfi di certezze e ben lontani dalla carneficina, drogati di campismo e geopolitica, ossessionati dal tenere fede ai propri astratti principi ma incapaci di umana solidarietà. “I never thought I would see the day when the international left would sing in unison with the far right in favor of Putin’s dictatorship and the Kremlin’s savage imperialism”, per dirla con l’attivista anarchico Davyd Chychkan (qui insieme ad altre voci).

(24/02/26)