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Questo è un articolo piuttosto lungo sull'idea di democrazia digitale e i rischi insiti nell'assunzione acritica del web 2.0. Si parla di Platone, discussioni online e apprendimento vecchio stile.
Non è un attacco indiscriminato alle modalità di discussione e partecipazione online. Tutt'altro.
In un'indagine che mirasse alla completezza, avrei dovuto ampliare la bibliografia e studiare alcuni dati psicologici relativi all'attenzione, la lettura online ecc. - ma per ora va bene così. Fa tutto parte di un lavoro ad ampio raggio che ho in mente.
Per leggere il pezzo, basta cliccare sul faccione di Socrate. (03/09/10) |
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La Tour, Il sogno di San Giuseppe, 1640 c.
(02/09/10) |
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Il sovraccarico informativo del web e della società della comunicazione può dare una grande impressione di libertà e dinamicità. A me dà sempre più l'impressione opposta: quando la scelta si fa così ampia e casuale (il bottone "Mi sento fortunato di Google" è un po' l'avatar di quest'idea), il mondo 2.0 sembra regredire a una versione 0.9 di sé stesso. Una versione televisiva e spettacolarizzata.
Ora.
Il mestiere di un pubblicitario è quello di fermare la vostra attenzione per una manciata di secondi in questo mondo iperconnesso. Un bravo pubblicitario è in grado di inchiodarvi lì per qualche istante. Non di più, perché deve essere semplice e immediato: sa che l'attenzione è la merce più rara al momento, e non può pretendere molto.
Il mio mestiere è di inchiodarvi lì per più di qualche istante.
Non sono il migliore in quello che faccio (come direbbe invece Wolverine), ma cerco che le mie parole si meritino il vostro tempo. Sempre. Perché conosco e rispetto il valore del tempo.
Il mio mestiere è riuscito quando il go with the flow si interrompe. Quando vi ponete una domanda e cercate di darvi una risposta. Quando la storia che racconto è più importante di altre cose - ma sempre meno importante di altre. Quando cerco di proporre un'altra angolatura a una cosa scontata. Quando arrivate in fondo all'ultima riga. Quando il ponte fra queste parole e le vostre è completato: un mattone via l'altro, a qualunque distanza.
E' un mestiere difficile e difficilmente ci si campa, e credo ci si camperà sempre di meno.
Ma è la sola cosa che non riesco ad abbandonare nonostante le molte delusioni. E' la sola cosa cui sono legato da quello che in altri tempi e in altri luoghi uno definirebbe amore: responsabilità e affetto per quello che si crea, per quello che si dona.
(28/08/10) |
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L'avete letta l'anticipazione dell'articolo di Baricco su Wired e su "la Repubblica" di ieri?
Io l'ho letta. E riletta. E sono andato a cercarmi I barbari in cantina da mio padre e ho letto le parti che non avevo letto all'epoca.
Dunque, la mia idea è che Baricco (al di là dei soliti leziosismi) descriva una situazione che risulta abbastanza probabile fra una ventina d'anni. Nel senso: è probabile che fra una ventina d'anni la profondità venga sostituita dalla superficialità (se queste due espressioni hanno un senso), e che il mood cognitivo del frammento abbia la meglio su quello della comprensione più o meno conchiusa.
Non è che abbia capito benissimo cosa vuole dire Baricco, ma tant'è. Soprattuto, non ho capito se a Baricco questa cosa piaccia o meno.
In ogni caso: a me fa una paura folle, sia per i motivi che buttavo lì in questo articolo, sia per altri di cui sto scrivendo, e scriverò, e dai quali spero di tirare fuori un libro.
(27/08/10) |
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