Tema di lavoro

inverno

Una volta eliminata la felicità dal proprio orizzonte, tutto diventa meravigliosamente più semplice.

 
Minuscolo estratto

Tutti cerchiamo di salvare qualcosa dall'oblio, e non necessariamente questo qualcosa è il più importante. Eppure lo facciamo: perché questo è il nostro destino. Perché vogliamo che il nostro amore, qualunque amore, duri in eterno. Nonostante tutto il resto sia perduto: qualcuno chiama, qualcun altro risponde.

(29/07/10)

 
Moral logic ain't that fuzzy, anyway, baby - parte 2

Quando avevo diciotto anni e leggevo Dostoevskij, mi esaltavo di fronte all'idea dell'"uomo contraddittorio". L'idea che una persona fosse intimamente contrastata, incapace di trovare il bandolo della matassa, e incoerente nelle sue decisioni, mi sembrava la prova più evidente della sua umanità - del suo talento, eventualmente. "E' un eroe contraddittorio, un eroe vero!": era un vangelo talmente attuale e doloroso da sembrare vero nella maniera più naturale.

In realtà, l'elogio della contraddizione è solo - appunto - fascino romantico per adolescenti. Una sorta di estasi da due soldi piegata, magari inconsciamente, alle esigenze egoistiche della realtà: io agisco in modo contraddittorio, e ne soffro, e so che tu soffri e io ne soffro ancor di più, ma non ci sono ragioni, sai - i rapporti umani sono così, di fondo.

Io credo che un atteggiamento di questo tipo, in una persona adulta, sia mostruosamente crudele. A costo di peccare di eccessivo razionalismo (o doverismo), credo che la pratica di ammettere che il proprio agire ha delle ragioni - e quindi di fornirle a chi ci sta di fronte - sia l'unico modo per salvare il mondo dal caos etico.

Certo, queste ragioni dovrebbero sempre essere ispirate al rispetto e la cura dell'altro. Ma anche quando si rende necessario deludere un individuo o farlo soffrire per motivi validi (esempio banale: il rifiuto a un colloquio di lavoro), è comunque necessario argomentare questo gesto.
L'azione dolente e nuda non dà la consolazione della riflessione: mi lascia solo con il mio dolore, senza nemmeno la possibilità di capire se e dove ho sbagliato io, come posso migliorare. E' il frutto più aspro del disinteresse verso i bisogni altrui, perché crede che la semplice sofferenza basti a educare: come il padre che ritiene un ceffone più importante di mille parole.

Sembra un requisito banale, ma nella pratica di tutti i giorni si scopre che è l'esatto opposto. Che molto di rado questa pratica viene applicata con pazienza e dedizione.

Un tempo, credevo anche che la frase di Sartre per cui "l'uomo, essendo condannato a essere libero, porta il peso del mondo tutto intero sulle spalle", fosse un paradosso. E lo è, quando implica che ogni evento che accade è "mio" e dipende sempre da me e dalle mie scelte (come se un autista ubriaco che mi uccide mentre attraverso sulle strisce fosse colpa mia).
Però, c'è un senso in cui l'idea sartriana che la libertà equivalga alla reponsabilità è autentico e fondamentale.
Io sono responsabile, salvo casi eccezionali, di tutti i miei gesti: come dicevo nel post precedente, le scuse non sono contemplate, perché, come dice Shakespeare, il "male che si fa, ci sopravvive". Ne L'Essere e il nulla, l'equivalenza fra libertà e responsabilità porta diritta al nichilismo. Per me, se correttamente intesa, è la sola base di una teoria del bene.

(22/07/10)

 
Moral logic ain't that fuzzy, anyway, baby

Cause: sempre.
Ragioni: molto spesso, in ogni caso quasi sempre necessarie per rendere giustizia alle proprie scelte - anche quando tali scelte sono palesemente ingiuste.
Giustificazioni: a volte.

Responsabilità: quasi sempre.

Ma scuse? Mai. Per le scuse non c'è davvero alcuno spazio logico.

Conoscere questa scala e cercare sempre di agire prendendosi cura degli altri è la cosa più difficile, ingrata e nobile che ci sia.

[pensieri mentre mi sono perso per l'ennesima volta in zona Rho-Pero, causa deviazione in periferia di Milano, e sono sbucato verso l'una sulla Varesina, e poco dopo l'incrocio per Bollate e poco prima di villa Arconati c'erano le solite puttane, stavolta slave, che masticavano una gomma, e c'era traffico come alle nove del mattino, e i tamarri in BMW mi superavano rombando, e la salvezza sembrava cosa ben lontana su questa terra.]

(22/07/10)

 
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