Rassegna stampa domenicale (21-09-14)

"Jeff had strong basics. He knew a lot. But he simply let his curiosity move him into places that felt fresh and new. He loved music more than he understood it. Yet he understood more than I can convey here." 20 anni di Grace.

Neologismi: che fa l'abbandonologo?

La spaventosa situazione della diseguaglianza sociale in Italia: siamo in fondo alla classifica Ue.

Giacomo Giossi sul buon uso e riuso degli immobili dimessi.

"In che senso l’economia è uscita dal seminato? Quasi nessuno ha pronosticato la crisi del 2008, ma probabilmente è un errore scusabile in un mondo complesso. La responsabilità più schiacciante va alla convinzione ampiamente diffusa allora tra gli economisti che una crisi del genere non potesse verificarsi. Alla base di questa certezza sprovveduta dominava una visione idealizzata del capitalismo in cui gli individui sono sempre razionali e i mercati funzionano sempre alla perfezione." La disfatta degli economisti, su Micromega.

Continua la tragedia nel Mediterraneo: settecento morti in pochi giorni. (Ne parla anche il New York Times, con un titolo che non lascia spazio a dubbi).

La storia di Radio Parolaccia.

"The point here is that you’re not just supposed to be paid nothing and get treated like garbage, you have to act like this is all part of your career plan. The demand here is a performative one. I had to “show him that I wanted it” – a demand that is largely unquantifiable but nevertheless psychically demoralising, designed perhaps to differentiate the boss from their staff affectively, even morally, in an industry of surprising equality of immiseration between the ostensible capitalist and the worker." Riflessioni interessanti attorno un impiego brutto e sottopagato e la forma di adesione affettiva che il padrone pretende dal lavoratore. Su Occupied Times.

Origami estremi.

In Utah hanno avuto un'idea semplice che ha funzionato benissimo: dare una casa ai senzatetto. Invece di un progetto puramente assistenziale, un progetto di empowerment e raggiungimento dell'indipendenza personale.

L'area skater di Southbank a Londra è salva.

Aldo Fresia disegna un convincente parallelismo tra Miyazaki e Saint-Exupéry.

E come non chiudere con una bella Gotham by gaslight, dal solito blog di Bendis?

(21/09/14)

 
Ritorno a Babele

Una cosa bella che finalmente posso svelare: già da qualche tempo ero d'accordo con Terre di mezzo per una nuova edizione di Babele 56 - il mio reportage narrativo su alcune storie di immigrati a Milano, cui sono particolarmente affezionato.

Bene: il libro uscirà, con una nuova prefazione e una nuova copertina, il 16 ottobre. Eccolo qui:

(16/09/14)

 
Campiello e altro

Innanzitutto: mi scuso se non rispondo direttamente a tutti i messaggi che ho ricevuto su Facebook e Twitter, via email eccetera. Il rischio è quello di limitarsi a copiare e incollare dei "grazie mille", e mi sembrerebbe poco serio: del resto, tempo per fare bene tutto purtroppo non ne ho. Sono tornato a casa ora dall'avventura del Campiello, e scrivo subito questo post sperando che sia un buon sostituto collettivo: e un grande, enorme ringraziamento.

Solo poche righe, perché chi vince rischia sempre di sembrare un po' antipatico. L'altro ieri qualcuno mi diceva: "Ma se domani vinci il Campiello, a 33 anni, che ti resta?" Che modo sbagliato di porre le cose. Come se scrivere si riducesse a vincere una competizione, e come se l'età qui fosse un fattore determinante. Mi restano la volontà e la possibilità - accresciuta da un premio importante - di fare di più e meglio, di lavorare con maggiore calma e libertà: che è tutto ciò che chiedo. Nuove sfide, nuove storie.

Quanto al modo in cui penso alla letteratura, non cambia di una virgola: e lo stesso vale per il mio lavoro di militanza critica, i miei gusti musicali, la mia fede calcistica - 7 a 0, eh! - o le mie idee politiche. Franz Kafka rimane sempre il mio eroe. Continuo a leggere fumetti e studiare pensatori anarchici. I miei amici - che hanno contribuito a trasformare il teatro la Fenice in una curva da stadio - restano i miei amici.

E poi sì, davvero, grazie.

Dico spesso che i libri si fanno in due: senza l'affetto e la fiducia dei lettori - di voi - non sarei mai arrivato qui. Che è un buon punto da cui ripartire con pazienza: di storie da raccontare ce ne sono; non posso assicurare che lo farò sempre al meglio, ma posso assicurarvi che ce la metterò sempre tutta - e nella maniera più onesta possibile. Da questo punto non mi muovo. Il resto si vedrà.

E ora vado a dormire tantissimo.

(14/09/14)

 
Sulle "Conversazioni contadine" di Danilo Dolci

Fra il 13 aprile 1961 e il 2 marzo 1962, il grande educatore e pacifista Danilo Dolci registrò una serie di incontri con braccianti, vaccari e piccoli proprietari siciliani. Il luogo era un locale a Spine Sante, in Partinico. Sul modello di incontri simili già avuti, le regole erano molto semplici: partecipazione aperta a uomini, donne e ragazzini (elemento tutt'altro che scontato), discussione su un tema alla volta (dal molto generale al molto concreto: cos'è la morte, se dare o meno un certificato falso a un maestro che ne ha bisogno per lavoro, che qualità deve avere un uomo, se è giusto andare in guerra), a tutti è chiesto di esprimere un parere, tutti parlano senza interrompersi.
Il risultato sono le Conversazioni contadine (il Saggiatore, 16 euro): una lettura che reca speranza ed entusiasmo — a patto di osservare un paio di cautele.

La prima: non limitarsi al loro valore documentale. Benché riconosciuto dallo stesso Dolci, non si rende giustizia al libro: i giudizi anche molto duri sul ruolo della donna nella società dell'epoca o le continue ricadute in una religiosità colma di superstizione non dovrebbero generare nel lettore uno sguardo distaccato o antropologico.

La seconda: non cadere nella trappola della discussione pacificata. L'abilità di Dolci a facilitare le conversazioni può trarre in inganno: in realtà ci sono scontri di opinione molto duri, si litiga, si ritorna spesso "punto e a capo". Per questo è importante porre attenzione al brusio, al vociare — anch'esso registrato e descritto — dove i pensieri si agitano ancora come in un magma. Ma benché non si crei mai una soluzione irenica, ogni volta si scoprono degli elementi in comune: si elimina un pezzetto di contrapposizione spesso basata sul pregiudizio, la sfiducia o la scarsa abitudine al parlare in comune. E sono questi elementi che Dolci si preoccupa di salvare.

[continua a leggere su Pagina99]

(11/09/14)

 
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IL NUOVO LIBRO