E questo l'hai visto? (22-03-2015)

Cronache da Blockupy Frankfurt, un'analisi deleuziana di Better call Saul, la situazione in Libia, il primo mago americano, un ricordo di Andrew Wood, 50 EP da ascoltare e altro ancora.

(22/03/15)

E questo l'hai visto? (15-03-2015)

il bombardamento su Tokyo del 1945, la democratura in Italia, gli interventi parlamentari di Lucio Magri, il Project Vox, i graffiti di Tor Marancia e altro ancora. Buona lettura.

(15/03/15)

Il giorno dopo l'8 marzo

Ripesco una cosa che scrissi qui quasi quattro anni fa: oggi, dopo un aperitivo con un'altra amica che non vedevo da tempo e mi ha raccontato cose simili. E facendo due calcoli, direi che la stragrande maggioranza di amiche o conoscenti donne ha avuto lo stesso problema almeno una volta nella vita, sul lavoro oppure no, ed è spaventoso: e testimonia quanto l'abuso del potere maschile sia ancora intatto in questo paese, e la strada da percorrere sia ancora lunghissima. E la deve percorrere la gente del mio sesso (e del mio colore di pelle nel dettaglio, e del mio orientamento sessuale nel dettaglio), che dà per scontata una quantità enorme di cose.

Ieri invece parlavo con L. - che è giovane e bella - dei costanti marpionamenti, del provarci insistito che ha sempre dovuto subire in ogni posto di lavoro. Magari erano solo sguardi. O frasette buttate lì. Altre volte qualcosa di peggio, persino ai limiti dello stalking. Ma in ogni caso erano spia di qualcosa che è quasi pubblicamente accettato, una prassi disgustosa per cui l'ammiccare e l'abusare di un rapporto o di un potere non è niente di male e prevede tutta una batteria di giustificazioni da due soldi: mica le ho messo le mani addosso, è anche colpa sua che si veste così, le ho fatto solo un apprezzamento...
E mi sono reso conto che essere ciò che sono - maschio, bianco, eterosessuale - rende, purtroppo, tutto molto più semplice. Più semplice lavorare, più semplice girare per strada, più semplice ordinare un caffè, più semplice viaggiare, più semplice combattere per i propri diritti.
Niente: vorrei che tutti i miei amici e conoscenti bianchi, maschi ed eterosessuali se lo ricordassero più spesso.

(09/03/15)

E questo, l'hai visto? (08-03-2015)

Le donne nei giornali, il sostegno pubblico alle scuole private, le parole del nuovo capitalismo, le periferie di Milano e altro ancora nella consueta rubrica su Internazionale, uscita ieri.

(09/03/15)

La fame a Milano oggi

1. Livelli di un problema

Tra le tante emergenze di una metropoli, la fame è una delle più elusive. La questione di un tetto sopra la testa, nella sua priorità, ha un aspetto tracciabile: se dormi ogni sera su una panchina, evidentemente ti manca una casa; e per vedere persone sulle panchine di notte, ahimè, basta fare due passi per Milano.

Ma la fame? Come individuarla, in assenza di forme immediatamente visibili quali le immagini di una carestia in un paese povero?

Rispetto alla questione dell’alloggio, così dibattuta in questi giorni, la malnutrizione può apparire un tema molto remoto, quasi ottocentesco. A Milano si muore di freddo, ma non di fame. Eppure l’intero discorso del cibo è tutt’altro che marginale, e allo stesso tempo attraversato da livelli diversi di complessità.

C’è la fame radicale di chi non ha quasi nulla; c’è quella di chi ha qualcosa, ma non è abbastanza oppure passa uno o due giorni senza nulla nello stomaco; c’è la fame dei pensionati che arrivano a fine mese senza soldi e si recano alle file di distribuzione degli alimenti. C’è la fame di chi va dal panettiere per avere qualcosa in regalo, e quella di chi prende gli avanzi del mercato di quartiere. Ma c’è anche la fame di chi riesce a saziarsi con diete ripetitive e di scarsa qualità – i figli delle famiglie più povere, per esempio – alimentando così l’ulteriore problema della fame nascosta, la sottonutrizione dovuta a carenza di vitamine e minerali.

Il problema del cibo si inserisce quindi in un più vasto problema di difficoltà economiche e sociali che attraversa Milano come tutta l’Italia: ma in un certo senso, Milano è una buona metonimia dell’Italia – oltre che la sua città più europea e moderna, almeno all'apparenza.

Qui si può mangiare qualsiasi cosa, ovunque e più o meno a ogni ora: la retorica della cucina, così importante nel nostro paese, non tradisce. Ma la quantità e la varietà del cibo disponibile (e sprecato, continuamente sprecato) creano un evidente contrasto se pensiamo a chi non ha accesso nemmeno a quanto serve per saziarsi in maniera dignitosa.

Se ci pensiamo, certo. E più ancora: se siamo in grado di pensarci correttamente.

[continua a leggere su Internazionale]

(04/03/15)

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