La fame a Milano oggi

1. Livelli di un problema

Tra le tante emergenze di una metropoli, la fame è una delle più elusive. La questione di un tetto sopra la testa, nella sua priorità, ha un aspetto tracciabile: se dormi ogni sera su una panchina, evidentemente ti manca una casa; e per vedere persone sulle panchine di notte, ahimè, basta fare due passi per Milano.

Ma la fame? Come individuarla, in assenza di forme immediatamente visibili quali le immagini di una carestia in un paese povero?

Rispetto alla questione dell’alloggio, così dibattuta in questi giorni, la malnutrizione può apparire un tema molto remoto, quasi ottocentesco. A Milano si muore di freddo, ma non di fame. Eppure l’intero discorso del cibo è tutt’altro che marginale, e allo stesso tempo attraversato da livelli diversi di complessità.

C’è la fame radicale di chi non ha quasi nulla; c’è quella di chi ha qualcosa, ma non è abbastanza oppure passa uno o due giorni senza nulla nello stomaco; c’è la fame dei pensionati che arrivano a fine mese senza soldi e si recano alle file di distribuzione degli alimenti. C’è la fame di chi va dal panettiere per avere qualcosa in regalo, e quella di chi prende gli avanzi del mercato di quartiere. Ma c’è anche la fame di chi riesce a saziarsi con diete ripetitive e di scarsa qualità – i figli delle famiglie più povere, per esempio – alimentando così l’ulteriore problema della fame nascosta, la sottonutrizione dovuta a carenza di vitamine e minerali.

Il problema del cibo si inserisce quindi in un più vasto problema di difficoltà economiche e sociali che attraversa Milano come tutta l’Italia: ma in un certo senso, Milano è una buona metonimia dell’Italia – oltre che la sua città più europea e moderna, almeno all'apparenza.

Qui si può mangiare qualsiasi cosa, ovunque e più o meno a ogni ora: la retorica della cucina, così importante nel nostro paese, non tradisce. Ma la quantità e la varietà del cibo disponibile (e sprecato, continuamente sprecato) creano un evidente contrasto se pensiamo a chi non ha accesso nemmeno a quanto serve per saziarsi in maniera dignitosa.

Se ci pensiamo, certo. E più ancora: se siamo in grado di pensarci correttamente.

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(04/03/15)

E questo, l'hai visto? (01-03-2015)

Uno splendido saggio sulle radici del punk a Manchester, il mito della razza decostruito in tre minuti, il redesign della New York Times Magazine e molto altro nella consueta rassegna su Internazionale.

(01/03/15)

Una conferenza su Kafka

Martedì 3 marzo, dalle 20:30 alle 21:30, sarò ospite presso il Goethe Institut di Torino per il ciclo di conferenze Affinità elettive organizzato da Francesca Bolino.

Parlerò de Il processo di Kafka, soffermandomi in particolare sul dialogo fra Josef K. e il pittore Titorelli, e sulla celebre parabola sulla legge del penultimo capitolo. Un riassunto dell'intervento è stato pubblicato oggi sulla Domenica del "Sole 24 ore".

L'ingresso è libero.

(01/03/15)

Re/Search Milano: il lancio

Venerdì 27 febbraio alle 18, presso la Libreria Utopia in via Marsala 2, verrà inaugurata la mostra Milano Upsidedown e lanciato il crowdfunding per la guida alternativa alla metropoli Re/Search Milano. Mappa di una città a pezzi - dove c'è anche un mio contributo. (Il libro sarà pubblicato a maggio da Agenzia X).

La serata di venerdì prevede l'esposizione di 25 disegni di 25 artisti milanesi, reading di inediti, birre, e bella compagnia di contorno.

Ci si vede là.

(25/02/15)

E questo, l'hai visto? (22-02-2015)

Nella dodicesima puntata della rubrica su Internazionale, si va da una lettera aperta di rom e sinti ai media alla guerra impura teorizzata da Virilio, passando per lapidi di mafiosi russi, Duchamp e gli scacchi e altro ancora.

(22/02/15)

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