Oggi dicevo a un'amica che l'oblio mi è sempre interessato. Non era esatto: ci sono moltissime cose che mi interessano, ma l'oblio mi è sempre piaciuto - mi ha sempre attratto alla follia. E l'attrazione è una cosa molto diversa dall'interesse. In altri termini, per una ragione o per l'altra, provo da sempre grande comprensione per chi arriva a un punto in cui la salvezza, in fondo, non sembra nemmeno più importante. Un punto dopo il quale comincia soltanto la richiesta ossessiva dell'oblio: anche se un angelo scendesse dal cielo, invece del suo crisma invocheresti la sua spada.
Per una ragione o per l'altra, questo tipo di autodistruzione mi ha sempre attratto nella sua forma più legale: l'alcool. Il che non significa che io sia un alcolizzato, anche se ho delle tendenze pericolose in questo senso (cosa di cui non mi vanto affatto, e che anzi costituisce una mia evidente debolezza). Diciamo però che capisco alla perfezione perché uno possa ridursi fino allo stadio più infimo e terminale del bere.
Tutto questo per dire cosa? Be', che ho appena pubblicato qui una lettura del bellissmo Via da Las Vegas di John O'Brien. E ho parlato, credo, di come il film con Nicolas Cage non renda affatto giustizia all'abisso spalancato dal libro. E ho spiegato, penso, che l'incontro fra un alcolizzato e una prostituta può essere smarcato da ogni perdizione retorica, e reso nella sua forma più pura e reale e intensa come incontro d'amore. E ho illustrato, mi sembra, che a un certo punto, per certe persone, il bisogno di salvezza diventa secondario di fronte al bisogno di oblio.
Ma ho anche raccontato, spero, che l'amore di cui siamo capaci in un certo senso ci sopravvive.(26/06/2009) |
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Domenica. Torno da un incontro difficile, necessario e bello per diversi motivi. Sono un po' scosso, e come sempre quando sono scosso ascolto della musica abbastanza malinconica. Prendo la metro verde. Lungo il tragitto non penso a niente. Scendo alla mia fermata - Loreto - e mi incammino verso casa. Sulla banchina vedo un signore che vomita con una mano appoggiata al cestino bianco della carta da riciclare. Ci sono alcune persone sulla banchina, non molte, ma almeno una trentina. Gli passo accanto. L'uomo vomita rosso, sembra un gelato al mirtillo. Dai lineamenti è cinese. Mi guardo attorno. Nessuno si è mosso. Mi tolgo le cuffie dalle orecchie e mi avvicino. Gli chiedo se ha bisogno d'aiuto. Lui alza una mano e sorride. Ripeto, cercando di essere chiaro: "Ha bisogno d'aiuto?" Lui scuote la testa, alza la mano di nuovo. Riprendo a camminare verso l'uscita.
Passando di fianco alle panchine della banchina, pochi passi in avanti, una ragazza dice all'amica: "Hai visto?", e l'altra risponde: "Cazzi suoi."
(21/06/09) |
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In buona compagnia di altri colleghi, è apparsa oggi una mia intervista per il bel blog Sul romanzo. La trovate qui.(11/06/09) |
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In questi giorni, come sapete, Gheddafi sarà in Italia. Quello che probabilmente molti di voi non sanno (perché c'è sempre stata pessima informazione al riguardo) è cosa succede a chi viene respinto dalle coste italiane e rimandato nelle carceri libiche. Un assaggio però lo potete trovare qui.
Molte sono le cose che vorrei dire sui rapporti Italia-Libia, moltissime quelle in generale sul destino dei migranti dall'africa, ancora di più sull'idea stessa dell'umanità costretta a sradicarsi. Un'altra volta. Per ora vi invito soltanto a sostenere la campagna Io non respingo indetta da Fortress Europe. Troverete molti articoli chiari e onesti su quanto sta accadendo laggiù, una serie di ragioni per cui aderire, una petizione da firmare, e parecchi eventi cui partecipare in tante città italiane.
Fatelo. Per una banale e dimenticata ragione: per umanità. Perché dopo aver capito davvero cosa ci è quotidianamente occultato attraverso mistificazione, cattiva fede e pessima informazione - dopo aver capito che dietro le ragioni della "difesa dei patri confini" ci sono soltanto un mucchio di vite distrutte, non potrete rimanere indifferenti. E' una cosa molto più grande di noi, ma comincia proprio da qui, da chi ti sta di fianco. Da una parola. Da un movimento. Da un gesto.(10/06/09) |
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Sul numero di questo mese de "Lo Straniero" trovate un mio piccolo saggio su Milano. Si chiama Sette peccati capitali e una virtù e lo trovate anche qui in formato pdf. Parla di tante cose. Del modo in cui questa città strozza le vite dei suoi abitanti: della sua assenza di pensiero volto al futuro: della sua immaterialità e della sua anestesia: e di come un demone, in fondo, potrebbe redimerla da questi peccati.
Per quanto mi riguarda, lo ritengo uno dei miei pezzi più riusciti. Vu invito a leggerlo, e nel caso di farmi sapere che ne pensate.(08/06/09) |
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E' uscita per Agenzia X la raccolta Voi non ci sarete, nove racconti di nove giovani scrittori sul tema dell'apocalisse. Io ho contribuito con Città di carta.
Sul blog di Davide Musso, qui, trovate una videointervista lo-fi al sottoscritto (e alla mia amica e collega Federica Manzon), sul tema "non si campa di sola scrittura". Ah, quant'è vero. (23/05/09) |
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