Rassegna stampa di molto anticipata (24-07-14)

[Da domani sarò in giro per l'ultima tranche di incontri per il premio Campiello, quindi anticipo la rassegna a giovedì. Per fortuna ho avuto modo di leggere diverse cose interessanti.]

Cominciamo con Gideon Levy su Gaza: "La guerra in atto è una guerra per scelta e la scelta l’abbiamo fatta noi israeliani. È vero, quando Hamas ha cominciato a sparare missili Israele non poteva non reagire. Ma contrariamente a ciò che tenta di spacciare la propaganda israeliana, i missili non sono mica piovuti dal cielo senza motivo. Basta tornare indietro di qualche mese: rottura delle trattative da parte di Israele; guerra contro Hamas in Cisgiordania in seguito all’assassinio dei tre studenti di un seminario rabbinico – è dubbio che lo abbia pianificato Hamas – e arresto di 500 suoi attivisti con false accuse; blocco dei pagamenti degli stipendi ai lavoratori di Hamas a Gaza e opposizione di Israele al governo di unità nazionale, che forse avrebbe potuto ricondurre Hamas entro l’agone politico. Chiunque pensi che Hamas avrebbe potuto incassare senza batter ciglio, probabilmente soffre di arroganza, autocompiacimento e cecità."

Le nuove linee guida sull'HIV, che si sta diffondendo di nuovo in modo preoccupante - specie per la mancanza di precauzioni.

Sulla questione delle letture estive date dai professori ai ragazzi.

Cronaca (amara) di un incontro della lista Tsipras.

La sindrome crispina che attraversa l'Italia unita da sempre.

Design urbano e ossessione della sicurezza: spunti per una città più condivisa.

Errori argomentativi, illustrati.

Cinque interessanti spunti sul cosiddetto "diritto all'oblio" e Google, di Luciano Floridi e Julia Powles.

Leggere nei bar.

"Una volta un giornalista mi domandò cosa avessi imparato dalla storia di Aldro – scriveva il giovane -. La domanda mi colse impreparato, non ricordo cosa risposi sul momento. In realtà, in seguito, pensai a lungo a quella domanda. Che cosa avevo imparato dalla morte del mio amico? Credo di aver imparato che la gente ha paura delle cose sbagliate." Federico Aldrovandi: i frutti di chi mette radici.

"Mikki Kendall is a writer who deals with an extraordinary amount of trolling and vitriol online. Mikki is a black woman in real life, and she created an experiment to see how her online life would change if she were a white man." Un breve podcast su On the media racconta questo esperimento.

Il "New Yorker" apre i suoi archivi per l'estate, in concomitanza con il ridisegno del sito.

A Milano ieri mattina è stato sgomberato il centro sociale ZAM. Il 3 luglio il collettivo produceva un documento che merita, oggi ancor di più, un'attenta lettura.

In America si parla di usare i robot come badanti per gli anziani, e Zeynep Tufekci elabora una critica estremamente interessante a questi e altri abusi della tecnologia.

Milano da leggere: cinque luoghi, cinque libri.

E per finire, un concerto per gatto e orchestra. (Questa l'ho trovata grazie a Coccinelle).

(24/07/14)

 
"Il massimo possibile di libertà"

Come supponevo settimana scorsa, anche stavolta non ho avuto tempo di leggere quasi nulla per la rassegna domenicale. Continuo pertanto con la contro-rassegna di anarchici: il pensatore di oggi è Luigi Fabbri.

La vita di Fabbri fu parecchio movimentata. Strenuo oppositore (e profondo analista) del fascismo, subì diverse aggressioni squadriste. Nel 1926 si rifiutò di giurare fedeltà al regime come insegnante, ed emigrò in Francia: scacciato anche da lì si rifugiò in Belgio, e quindi in Uruguay.

Insieme al mio amato Camillo Berneri contribuì al processo di ripensamento e revisione dell'anarchismo, riscoprendone la dimensione umanitaria: in particolare, Fabbri fu uno dei critici più attenti dell'involuzione dittatoriale del bolscevismo. Molto interessante e originale anche la sua lettura di Socialismo liberale di Carlo Rosselli. Alla figlia, ella stessa pensatrice anarchica di valore, diede un nome semplice e bellissimo: Luce.

E ora qualche citazione sparsa:

Anarchia significa, come dice la stessa etimologia della parola, negazione di autorità. E noi anarchici infatti neghiamo il principio di autorità combattendolo in tutte le sue manifestazioni di violenza e di coazione. Combattiamo l'autorità quando essa si personifica in un potere più o meno esteso od intenso, dei pochi sui molti ed anche dei molti sui pochi, il quale costringa, con la forza o con l'inganno o col ricatto o con la minaccia di un danno, una collettività e gli individui che la compongono a fare o non fare una data cosa, sia pure in nome di un principio astratto creduto buono ed utile alla generalità.

La parola comunismo fin dai più antichi tempi significa non un metodo di lotta, e ancor meno uno speciale modo di ragionare, ma un sistema di completa e radicale riorganizzazione sociale sulla base della comunione dei beni, del godimento in comune dei frutti del comune lavoro da parte dei componenti di una società umana, senza che alcuno possa appropriarsi del capitale sociale per suo esclusivo interesse con esclusione o danno di altri.

Certo, in anarchia ci sarà ancora l'autorità — se così si può chiamare — della scienza e dell'esperienza, ed anzi io credo che quest'autorità sarà molto maggiore e più sentita che non oggi. Ma ad essa si conformeranno tutti, senza bisogno di un organo coattivo che ve li costringa, sia per la coscienza collettiva ed individuale più evoluta, sia per un miglioramento psicologico dell'umanità cui condurrà il nuovo assetto sociale — ma sopratutto perché tutti vi troveranno il proprio interesse, e tutti vi saranno costretti dal bisogno.

Il vero e più forte ostacolo alla produzione, dal punto di vista dell’interesse generale, non è questo o quel tipo della sua organizzazione specifica, tecnica e burocratica, ma il monopolio capitalistico. Tolto questo, ogni sistema sarebbe sempre sufficiente ai bisogni di tutti, sia pure con differenze inevitabili fra gli uni e gli altri. Non che la scelta non abbia la sua importanza; ma essa non deve essere subordinata alla sola condizione della maggiore abbondanza possibile dei prodotti, bensì a quella molto più importante che ad una abbondanza sufficiente di beni materiali faccia riscontro il massimo possibile di libertà e la sicurezza che l’organizzazione della produzione non diventi una macchina per schiacciare i produttori.

(20/07/14)

 
Un po' di altre cose su "Morte di un uomo felice"

Sono rientrato oggi pomeriggio dal terzo quarto di tour del Campiello (Roma-Napoli-Ravello). La notizia cruciale è che mi sta venendo la panza: per la prima volta nella mia vita sento di avere davvero bisogno di un po' di dieta e di moto serio. (L'ospitalità è così straordinaria ovunque che sto esagerando con cibo e alcool - strano, eh?).

Nel frattempo il romanzo è finito in finale anche al premio Loria, in ottima compagnia; e sono usciti dei bellissimi pezzi al riguardo, che elenco qui di seguito.

La recensione di Michele de Mieri sul Sole 24 ore, domenica scorsa.

La recensione su Elle di Cristina de Stefano.

Ieri sull'Espresso, una noterella.

I cinque spunti su Asterischi di Loris Magro (che mi chiama, con mia grande gioia, "bravo lettore di fumetti").

Il libro è anche nei consigli di Vanessa Roghi per la Ricerca di Loescher (oh, ma leggetevi tutto il resto: c'è della roba notevolissima - specie nei molti titoli suggeriti da Giusi Marchetta).

E la nota su Facebook di Antonio di Lorenzo.

(19/07/14)

 
"La cosa migliore da sperare"

Come due settimane fa - e come, temo, settimana prossima - non ho avuto tempo di leggere articoli particolarmente interessanti per la rassegna domenicale. (A parte questo, che si accompagna alla perfezione con quest'altro).

Quindi continuo con la mia rassegna parallela di anarchici: le uniche letture che mi hanno davvero infiammato in questo complicato 2014. E ne approfitto per ringraziare la casa editrice elèuthera, che continua con amore a pubblicare libri che pochi altri pubblicherebbero.

Stavolta tocca dunque a Paul Goodman, scrittore particolarmente prolifico, espulso nel 1940 dall'Università di Chicago per la sua aperta bisessualità, pacifista radicale e critico dai molti interessi. Da Individuo e comunità:

Questo proclamare a destra e a manca la parola rivoluzione, con i suoi connotati usuali, diventa, in un senso forte, controrivoluzionario. È un'accezione troppo politica del termine. Sembra presumere che possa esistere una cosa chiamata Buona Società o Corpo Politico, mentre, secondo me, la cosa migliorare da sperare è che ci sia una società tollerabile che permetta di praticare le attività più importanti dell'esistenza: l'amicizia, il sesso, le arti e le scienze, la fede, tirare su bambini con occhi splendenti, avere l'aria e l'acqua pulite.

E ancora:

Semplicemente continuando a esistere e operare in modo naturale e libero, il libertario vince, fondando la società; per lui non è necessario sconfiggere. Quando crea, vince; quando corregge i suoi pregiudizi e le sue abitudini, vince; quando sa resistere e sopportare, vince. Dico questo per esortare le persone oneste a non scoraggiarsi quando sembra che il loro lavoro sincero e onesto non abbia «influenza».

E infine:

Nella nostra epoca, per combattere il vuoto della vita tecnologica dobbiamo pensare a una forma nuova, una comunità ricca di conflitti.

E come bonus - per sottolineare ancora una volta quanto l'anarchismo in cui credo non sia una spallata esterna a un ordine brutto e cattivo, bensì una forza creativa che lo dissolve dall'interno - il grande Gustav Landauer:

Lo Stato non è qualcosa che può essere distrutto da una rivoluzione, è una condizione, un rapporto tra gli esseri umani, un modo di comportarsi. Può essere distrutto contraendo altri rapporti, comportandosi in modo diverso.

(13/07/14)

 
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