La rassegna stampa su Internazionale

Da questa domenica la mia rassegna stampa - un'abitudine che porto avanti ormai da anni, salvo qualche comprensibile bigiata - cambia casa e sarà ospitata su Internazionale. Ha anche un nuovo titolo: E questo l'hai visto? (Che coglie appieno il senso della rubrica).

Ovviamente lo stile e il criterio di scelta dei pezzi non cambiano.

Grazie di cuore a Christian Raimo e Giovanni de Mauro per l'opportunità; ne sono molto felice.

(23/11/2014)

I guess happiness is not a state you want to be in all the time

schiavone, belushi

Domani esce in tutte le librerie e fumetterie Belushi. In missione per conto di Dio, fumetto scritto da Alberto Schiavone e disegnato da Matteo Manera.

(Sì, Alberto è un mio caro amico e sì, è un altro fumetto pubblicato per edizioni BD: per la full disclosure, vale quanto scritto per Danilo un anno fa).

Il libro, come avrete intuito, parla di John Belushi. Lo fa con uno equilibrio originale fra parole e immagini: più che un fumetto vero e proprio è un po' una storia raccontata per flash e quadri, ogni capitolo introdotto da un breve riassunto della vita del grande attore - dagli inizi, giovane giocatore di football innamorato della recitazione, alla fine terribile.

C'è una cosa in cui Alberto è molto bravo: raccontare la solitudine. Lo fa senza sbracare, senza risultare patetico o noioso: ha sempre un sorriso autoironico anche quando scende nell'abisso. E l'anima di John Belushi sembra fatta su misura per la sua inventiva stringata e veloce - cui le immagini di Manera aderiscono alla perfezione. Perché è condannata a una solitudine senza fondo, ma resta sinceramente immersa nelle risate. Tutti gli sketch di Belushi (dai classiconi di Animal house e dei Blues brothers a quello delle api assassine) non sono il controcanto o la semplice "parte esterna" dell'uomo tormentato e divorato dall'alcool; i due aspetti sono legati.

Il Belushi di Alberto è grandioso, fa morire dal ridere e fa stringere il cuore esattamente nello stesso tempo - e mi sembra una rappresentazione molto realistica di questo grande artista. Sarebbe stato facile cadere dal crinale e decidere di dare più peso a una parte o all'altra. Alberto e Matteo invece si tengono in equilibrio: ed è la magia di questo libro.

Forse la parte visivamente più bella sono le tavole in cui Belushi fa Joe Cocker. Ma il mio capitolo preferito è il quarto, dedicato a John e Judy e scritto dalla prospettiva di lei. Con pochissimi tratti Alberto e Matteo raccontano quanto può essere profondo e quanto può essere atroce amare una persona di talento che ha deciso - o non può fare a meno - di autodistruggersi.

schiavone, belushi

(19/11/2014)

Rassegna stampa domenicale (09-11-14)

[Avviso: domenica prossima (e forse anche quella dopo) è molto probabile che la rassegna salti Scusate, ma è un periodo così.]

Un gran pezzo del sempre bravo Alessandro Gilioli sul problema casa e le occupazioni.

Sei una donna? Guarda come scende la tua retribuzione in Inghilterra. (Ma temo che il discorso possa essere facilmente ampliato).

Giovanni Giovannetti: l'Italia salvata dagli immigrati.

Un magnifico reportage di Alessandro Leogrande, Fabio Zayed e Maila Iacovelli sui reparti confino delle fabbriche italiane.

Il discorso del papa ai movimenti sociali merita di essere letto, laicamente e con serenità. Contiene molti spunti interessanti.

La bella lettera di scuse dell'agente Francesco Nicito sulla deriva della polizia e il caso Cucchi. E in aggiunta consiglio di leggere Bruno Giorgini, che su Q Code Magazine ricorda le sperimentazioni interessanti degli anni Settanta sul sindacato di polizia, e invita a "riprendere un discorso sulla democrazia dei corpi separati dello stato".

Sul "fascino estremo dell'essenziale", da Into the wild a Sylvain Tesson: Valentina Pigmei per Pagina99, ora su minima&moralia.

"In via Leoncavallo 12 meno di dieci anni fa si organizzava il traffico di droga tra Milano e Palermo. Da oltre un anno è qui che l’associazione Terza settimana gestisce il primo social market della città, con pane e latte a prezzi scontati, se non gratis per chi ha serie difficoltà economiche." Ben fatto.

E sempre a Milano nasce Area M, un progetto per creare un quartiere della musica jazz nella zona Città Studi.

Boxe: su Vine c'è una combinazione di Bernard Hopkins che lascia sbalorditi.

Scrittori e macchine da scrivere, in una bella gallery del Guardian.

Non conoscevo To be continued, il fumetto all digital di Lorenzo Ghetti e Carlo Trimarchi. Ora lo conosco; è davvero ben fatto.

Il crollo del banner pubblicitario sul web.

E infine, date una mano alla ricerca scientifica con il simulatore di pogo!

(09/11/2014)

Il nostro bisogno di Stig Dagerman

Questo weekend su "Pagina 99" parlo del mio amato Stig Dagerman in occasione del sessantesimo anniversario della sua morte (il 5 novembre 1954).

E' un pezzo cui tengo davvero molto.

Ricordo di Stig Dagerman di Giorgio Fontana

(08/11/2014)

Imperfetti e giovani

Sono da sempre un sostenitore della rilettura in fase di stesura. Rileggere, riscrivere, rileggere, riscrivere: non è mai abbastanza, non è mai giusto fidarsi ciecamente del proprio istinto.

Il problema è che quando una cosa è pubblicata si tende (per un istinto opposto, a mio avviso corretto) a dimenticarsene, per guardare avanti: occuparsi del prossimo romanzo, articolo, saggio. L'idea di rileggersi a distanza l'ho sempre pensata come un esercizio di indulgenza verso di sé, o un bisogno di ricostruire un percorso ben delineato, o peggio ancora un istinto di malcelata soddisfazione.

Ma stasera, dando gli ultimi ritocchi alla nuova impaginazione del sito e riorganizzando i contenuti, ho riletto alcune cose che scrissi qualche anno fa. E mi sono sembrate brutte, male argomentate, spesso spinte dalla rabbia. Così ho continuato, e ho riletto, riletto un po' di tutto, e risfogliato cose vecchie, e così via: e benché alcune volte abbia detto okay, questo va bene, per altre mi sono riscoperto non solo imperfetto, ma anche molto superficiale e un po' cretino. Un giorno forse dovrei farne l'elenco, con delle correzioni a posteriori.

E certo va bene, benissimo: vuol dire che sono cresciuto. Ma anche non va bene, perché avrei voluto essere migliore, e invece quelle cose le ho pubblicate, su questo sito o su delle riviste o su dei libri. Non che possa farci nulla, e in un certo senso è una banalità assoluta: si sbaglia e si migliora. Ma è anche fondamentale rendersi conto di avere sbagliato. Non solo nei modi, ma anche nella sostanza.

Insomma: questo solo per dire che occorre sì avere comprensione per il se stesso che si era: ma anche enorme autocritica. E che ogni tanto è bene rileggere quanto si scrisse anche tempo addietro: non si scopre mai abbastanza quanto si è cretini, o imperfetti, o semplicemente giovani.

(02/11/2014)

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