Fare i conti con il passato non significa tornare alla guerra. È un modo per porvi fine definitivamente. Ammettere un crimine non significa tradire il proprio popolo. Significa rifiutare di lasciare in eredità ai nostri figli il crimine e di considerare l’odio come un obbligo.
Ratko Mladić è morto in carcere. La sentenza rimane. Le vittime, le loro famiglie e le tombe rimangono. Ma restiamo anche noi, i vivi. C’è qualcun altro pronto a dire che il crimine è crimine? C’è qualcuno disposto a parlarne sui media?
C’è qualcuno disposto ad ascoltare?
Credo di sì. Perché affrontare il passato non significa rimanervi intrappolati. È l’unico modo per uscirne definitivamente e scegliere la vita.
Così scriveva una decina di giorni fa Aleksandar Trifunović; l’intero articolo è qui. Mai avrei pensato di assistere a scene del genere, trentun anni dopo Srebrenica, eppure a questo siamo.
(07/09/26)