La Notte dei Senza Dimora 2019

La Notte dei Senza Dimora di Milano compie vent'anni. E come ogni anno è un evento importante per conoscere meglio, da vicino, le persone che versano in uno stato di grande povertà e non hanno un tetto sulla testa: è "un evento che denuncia, informa, condivide e propone".

Come l'anno scorso sarò giurato al Premio Isacchi Samaja (sezione narrativa/poesia) e terrò un laboratorio gratuito di scrittura creativa presso la sede di Terre di Mezzo, il pomeriggio del 19 ottobre. Ma di laboratori e incontri ce ne sono molti nell'arco della giornata, e tutti interessanti.

Alla Notte parteciperò anche come volontario di MIA, una onlus che si occupa di assistere i senza dimora e le persone gravemente emarginate della città. (Potreste portare qualche prodotto igienico per costruire un kit con i senza dimora, alle 15 in piazza sant'Eustorgio: sapone, pettini, dentifrici, spazzolini...).

(01/10/19)

A Ricciotto, su IT capitolo due

Sono stato ospite con Fabio Deotto a Ricciotto, il podcast sul cinema dei miei amici di Querty: abbiamo parlato del film It capitolo due, anche se io ho detto la mia per lo più sul romanzo di Stephen King.

Al solito, sono rimasto ammirato dall'acume critico di Aldo Fresia. Parlare di cinema (e più in generale di cultura) come fa lui, con competenza e chiarezza e sensibilità, è davvero cosa rara.

(12/09/19)

Antonio Iosa

Con grande ritardo sono venuto a conoscenza della morte di Antonio Iosa, gambizzato dalle Br - Walter Alasia nel 1980. Mi spiace molto. Ebbi l'occasione di conoscerlo anni fa, mentre lavoravo a Morte di un uomo felice: Giacomo Colnaghi da giovane frequenta il Circolo Perini di Quarto Oggiaro, di cui Iosa era presidente. Fu assai gentile e prodigo di consigli; mi raccontò la storia del Circolo e della Milano di quegli anni vista dalla sua prospettiva. Ricordo di averlo incrociato anche qualche tempo dopo, a una presentazione, energico e appassionato come sempre nonostante le difficoltà dovute alle molte operazioni alle gambe. Qui un articolo su di lui di Concetto Vecchio.

(04/09/19)

Mettere a frutto le idee

Leggo il nuovo pamphlet di Carlo Boccadoro, Analfabeti sonori, interessante e ben argomentato come sempre. A un certo punto l'autore scrive:

Contrariamente a quello che pensano molti non-musicisti, i compositori raramente aspettano che l'ispirazione li colga all'improvviso: si tratta invece di un lavoro dove ogni pensiero (ritmico, melodico, timbrico) che si presenta all'immaginazione viene analizzato e studiato in tutte le sue possibilità per poterne estrarre il massimo.
Può essere qualunque cosa: un accordo trovato mentre si improvvisa al pianoforte, una figurazione di ritmi che appare in sta magari mentre ci si trova al supermercato, una breve sequenza di note. In genera si tratta di piccolissimi elementi, veri e propri semi da far germogliare con cura. Non bisogna certo essere compositori per avere questo tipo di idee musicali, a molti può capitare di creare un frammento melodico interessante oppure di pensare a un ritmo curioso: la differenza tra chi è compositore e chi non è lo sta proprio nella capacità (tecnica, ma non solo) di mettere a frutto le idee, non solamente di averne.

Mi sembra che queste parole valgano, con le dovute differenze, anche per la scrittura letteraria: che non è folgorazione o stato di grazia bensì esplorazione cosciente e rigorosa di uno spunto che da solo si spegnerebbe subito; un lavoro complesso dove si fondono immaginazione, tecnica e riflessione, e che non dà per scontato alcun aspetto del tema in esplorazione. Avere un'idea è poca cosa; metterla a frutto è il punto.

(21/07/19)

Elaine Castillo e la scrittura decoloniale

Essere costretti a rendere conto – a tenerci davvero stretti a noi stessi entro la profonda vastità delle nostre storie e rimanere lì, nella loro martellante inconsolabilità – significa far valere, nella nostra arte, non la parte più forte, autorevole e intelligente di noi, bensì: la più specifica, la più precaria, la più sconsolata. Perché un’arte autenticamente urgente e vitale non ci dice che siamo forti e potenti; non ci conferisce autorità, né la esercita. Ci dice che non siamo soli; ci dice che abbiamo bisogno gli uni degli altri; ci dice che, gli uni senza gli altri, non sopravviveremo.

L'intervento di Elaine Castillo a Massenzio parla di decolonializzazione ed ecologia del racconto, ribalta la storia di Polifemo dipingendo un Odisseo colonialista e crudele, discute le tesi di Badiou sull'arte contemporanea, svela la violenza contenuta nell'idea di purezza artistica, invoca l'esercizio e la responsabilità di distinguere: in due parole, è semplicemente fenomenale.

(18/06/19)

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