Domenica con la piccola dai nonni. Di ritorno a casa leggo un bel pezzo di Massimo Mantellini sul suo “pregiudizio stupidamente positivo verso quanto sta scomparendo”: ovvero, e più precisamente:
Per qualche ragione che non so molte delle cose migliori che ho letto negli ultimi anni seguono questa traiettoria di disvelamento e morte, di altri tempi in cui la letteratura era differente e molto spesso marginale, di uno scrivere nato, inseguito e vissuto fuori dalla grande notorietà, da scrittori che erano comunque indubitabilmente grandi e di cui rischiamo di perdere le tracce.
Mi ha dato da pensare, anche perché da qualche giorno mi trascino dietro un senso di amarezza e vanità che periodicamente torna ad affliggermi. Forse anche per cercare motivi di consolazione, ieri in biblioteca ho tirato su senza pensarci Walter Benjamin. Il figlio della felicità di Giulio Schiavoni; e già che c’ero, Les justes di Camus.
Quanto alle letture in corso: l’autobiografia di Borghi è molto avvincente e interessante mentre mi convince poco Il continente senza qualità di Sloterdijk, che pure contiene qualche intuizione preziosa per una cosa su cui sto lavorando; il libro di Patfoort per ora è piuttosto definitorio, quindi sospendo il giudizio; Broch sempre fenomenale.
(19/04/26)