Quaderno d’aprile 29

Stamane l’ennesimo sgradevole episodio con un automobilista mentre portavo mia figlia in bici al nido; e guarda caso si trattava di un uomo sulla sessantina alla guida di un’Audi A7. (Della violenza delle auto ho scritto diffusamente mesi fa).

Anche il letargo degli animali sta subendo gravi cambiamenti: risvegli improvvisi, inverni più corti: ovviamente la colpa è di origine umana, come spiega Gabriele Ferrari sul “Tascabile”.

Ieri sera ho riletto un po’ di Govoni: il suo tono da cantastorie, da figura da fiera — penso in particolare al Quaderno dei sogni e delle stelle — mi culla e rasserena ogni volta.

Ascolti: la Sonata per clarinetto e pianoforte FP 184 di François Poulenc (Leister, Levine), Something Worth Waiting For dei Friko.

(29/04/26)

Quaderno d’aprile 28

Il mio amico Kanjano ha pubblicato l’undicesima puntata del suo Diario del mio tumore: parla di dolore fisico. (Tutti gli episodi precedenti sono qui).

“Così il mite professor Ferrari è promosso a nemico principale dell’umanità, per giunta senza se e senza ma”. Adriano Sofri ha scritto di quanto accaduto il 25 aprile a Bologna, dove un militante di Cambiare Rotta ha impedito il passo a un ottantunenne con bandiera ucraina. Vedi anche Cinzia Sciuto su Micromega.

Chiara Sgreccia è imbarcata sulla nuova Global Sumud Flotilla e ne sta raccontando la navigazione.

Ascolti e riascolti: A sangue freddo del Teatro degli Orrori (capolavoro), To Whom Who Buys A Record della Gard Nilssen Acoustic Unity.

E qualche verso di Sereni da Quei bambini che giocano, negli Strumenti umani:

un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l’emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.

(28/04/26)

Quaderno d’aprile 27

George Grella, curatore della newsletter Kill Yr Idols, ha ricordato il direttore d’orchestra Micheal Tilson Thomas e il suo coraggio: “before they played it [“Aion” di Giacinto Scelsi, ndr], MTT came out and explained about Scelsi’s unusual methods and goals, how microtonality worked, and what the purpose of the music was. Then they played, it was astonishing and crushing, and this audience of well-mannered squares from Walnut Creek (I mean this in the best sense) went absolutely apeshit. This was the most passionate ovation I have ever, ever been around”. (Anche il pezzo linkato di Scelsi merita, naturalmente).

Finito Difendersi senza aggredire di Patfoort: d’accordo su tutto ma mi restano varie perplessità pratiche, principalmente legate alla fiducia accordata alla volontà di risolvere i conflitti evitando escalation. Per quanto l’autrice presenti numerosi casi concreti, credo sia possibile presentarne altrettanti dove il modello dell’Equivalenza da lei proposto naufraga non per ignoranza dei modi pacifici di risoluzione, ma per eccesso di emotività nel momento in cui occorrerebbe avere nervi saldi. Ripeto, per il resto sono d’accordo su tutto ed è senz’altro la via giusta da battere; sono soltanto meno ottimista.

Non sono ancora riuscito a trovare un attimo per gustarmi il Memling ai Chiostri di Sant’Eustorgio: forse a inizio maggio riesco a incastrarlo fra due impegni. Di Memling avevo visto varie estati fa, durante una vacanza in Polonia, il Giudizio universale di Danzica: davvero impressionante.

“Spacchettando i numeri per macroaree al Nord si concentra la fetta più pesante: 42.378 alloggi non assegnabili, oltre i due terzi del totale. La Lombardia da sola pesa per più di 17mila unità, ma è tutto il blocco settentrionale a spingere in alto i numeri”. Sul Sole24ore, lo stato pietoso dell’edilizia popolare italiana e particolarmente lombarda.

Ascolti: My New Band Believe degli omonimi; e la Sinfonia n. 1 di Charles Ives condotta appunto da Michael Tilson Thomas.

(27/04/26)

Quaderno d’aprile 26

Torno con qualche libro usato, fra cui Spirale di Nossack (un vecchio Feltrinelli di cui non sapevo nulla e mi ha incuriosito), le Fantasticherie di Rousseau, una raccolta di saggi di Broch. Torno anche con un accesso d’allergia e tre versi di Montale, letti per caso sfogliando Satura:

Non si nasconde fuori
dal mondo chi lo salva e non lo sa.
È uno come noi, non dei migliori.

Anche oggi un solo ascolto, Indigo Garden dei Black Nile. Cercherò di finire Patfoort in serata.

(26/04/26)

Quaderno d’aprile 24 e 25

Cieli azzurro pallido, mattine fresche e luminose. Nel pomeriggio andiamo a Bologna dove passeremo il 25 aprile con amici e famiglia: raggruppo due giorni in uno visto che domani sarò in corteo e quanto avevo da dire sulla festa della Liberazione lo scrissi un anno fa sul Post. Consiglio in aggiunta un comunicato di Sinistra per l’Ucraina su “Micromega”.

C’erano dei minori nel CPR di via Corelli a Milano, fra cui un ragazzo di quattordici anni; ora sono stati trasferiti in comunità (vedi anche qui). Nel mentre Sala si prenderà tempo per decidere se chiudere o meno quel lager dopo la diffida ricevuta da Cecilia Strada.

Finito d’un fiato Les Justes. Il francese cristallino di Camus è come sempre una delizia, anche se qui è particolarmente visibile la sua tendenza a rendere i dialoghi piccoli proclami; non che i personaggi manchino di contraddizioni, ovvio, ma la loro eloquenza, il loro essere intrisi di idee fino all’orlo li rende un po’ bidimensionali. (Vero è che quel modo di parlare si attaglia bene a un gruppo di rivoluzionari; ma anche la granduchessa parla così). Le figure più interessanti diventano allora quelle secondarie, Skouratov e Foka soprattutto: la conversazione in carcere con Kaliayev è davvero stupenda.

Finito anche il saggio di Schiavoni su Benjamin, eccellente, e ho già ordinato Ombre corte in biblioteca. Anche in questo caso ho una mezza idea, anzi due mezze idee, ma tempo al tempo.

Il Guardian ha pubblicato un lungo pezzo sugli Iron Maiden, per i loro cinquant’anni di carriera.

Un solo ascolto oggi, ma che ascolto! Blackstone Legacy di Woody Shaw: strepitoso. Come scrive Carlo Boccadoro in Jazz!, è musica “violenta e vitale al tempo stesso, che vede improvvise aperture melodiche su cui si innestano passaggi al limite del free“. Si tratta in effetti di uno splendido, ribollente amalgama di tendenze in apparenza contrastanti, quali appunto il free jazz, il post-bop e il funk; e fra le tante meraviglie, sentite che combina Gary Bartz al contralto già solo nel primo brano.

(24/04/26)