“La cercata solitudine di Fenoglio, che in altri tempi non avrebbe avuto niente di raro, sarebbe stata appena la condizione esatta per un certo tipo di lavoro, viene rilevata quasi da ogni recensore, fattasi evidentemente degna di segnalazione nella nomenclatura letteraria d’oggi la presenza di un uomo che si rimette solo a se stesso” (Maria Corti, Trittico per Fenoglio). A ciascuno i propri eroi e la propria ricerca di stile.
Sono uscite le cinquine dei Nastri d’argento: la serie tv tratta da Prima di noi è finalista per la categoria “drama”; Linda Caridi come migliore attrice protagonista; Andrea Arcangeli come miglior attore non protagonista.
Anche quest’anno, come ormai da molto tempo, sarò nella giuria del Premio Alberto Dubito di poesia e musica: come sempre è un piacere e un onore. Il bando della quattordicesima edizione è qui. Per conoscere Alberto, talentuosissimo poeta, street artist, fotografo e musicista morto ventenne nel 2012, potete cominciare da Erravamo giovani stranieri.
Non capirò mai la ragione dei tornelli in stazione Centrale a Milano e nelle altre stazioni dove sono stati eretti. Secondo il comunicato stampa della RFI l’attivazione dei tornelli contribuisce “a ottimizzare la gestione dei flussi, a elevare la qualità del servizio offerto ai passeggeri, ad aumentare la sicurezza dei viaggiatori, a prevenire i fenomeni di evasione e della microcriminalità”. Il consueto italiano di plastica che non dice quasi nulla, e quel poco che dice è ridicolo.
Per quanto concerne la “gestione dei flussi” ottimizzata, e la “qualità del servizio” che ne deriverebbe, è sufficiente osservare il caos e le code davanti ai tornelli. Il tema della prevenzione è più interessante. I tornelli separano lo spazio della stazione dove si può transitare: in sé non impediscono di salire sul treno senza titolo di viaggio, il cui controllo spetta già al personale ferroviario. Se poi il timore è il viaggio illegale sull’alta velocità o altri treni costosi, posso sempre acquistare un biglietto da un euro e poco più e poi salire su un Frecciarossa senza difficoltà.
Veniamo alla microcriminalità. Certo i viaggiatori distratti possono essere borseggiati presso i binari, mentre ora grazie ai tornelli si può borseggiare liberamente nella zona antistante, ancor più affollata: un bel guadagno. Si paventano attentati, si vuole difendere la “sicurezza dei viaggiatori”? Ma è sempre possibile mettere una bomba nell’atrio ottenendo lo stesso scopo: non penso che le vittime in attesa del treno alla Feltrinelli siano meno vittime di chi è al binario 5. D’altro canto, se un terrorista è particolarmente fissato può farsi il biglietto, passare i tornelli e piazzare l’ordigno dove crede: di nuovo appare evidente che la responsabilità dei controlli non c’entra nulla con il possesso dei titoli di viaggio.
L’unica ragione vagamente plausibile e disgustosamente cinica dei tornelli è di carattere antisociale: dimezzare lo spazio disponibile agli indesiderati e impedire che i senza dimora cerchino di dormire nei vagoni vuoti. La sola cosa certa è che a pagarne il prezzo sono i viaggiatori regolarmente muniti di biglietto (condannati a fare la coda e capire dove posizionare il QR code per varcare la soglia) o le persone che vorrebbero soltanto recarsi al binario per aiutare amici e parenti con valigie pesanti o passeggini.
Per fortuna i treni sono sempre in ritardo, quindi tutto questo tempo perso è facilmente ammortizzato.
Oggi Milano, prima dell’alba e anche più tardi, nel corso del mattino, era sferzata da un vento freddo e fuori stagione; il cielo screziato, mutevole, con striature rosacee. Arrivo così alla fine del mese e del quaderno, esperienza che non ripeterò: non sono tagliato per scrivere così spesso, benché sia stato un esercizio utile a modo suo.
Stamane è uscito sulla “Montréal Review” un mio saggio cui tengo molto, Freedom in a world too hot. Quanta libertà possiamo permetterci all’epoca del riscaldamento globale? Tento un’analisi e qualche risposta.
Domani è il Primo maggio: per riscoprirne le radici anarchiche, e come lettura meno istituzionale, suggerisco questo dossier di “A”.
Domani è anche il Bandcamp Friday: periodicamente la piattaforma rinuncia alla sua percentuale e invia tutti i ricavi delle vendite ad artisti ed etichette: dunque è un ottimo giorno per fare acquisti. Qualche consiglio alla rinfusa, tra cose vecchie e nuove: Doppelganger dei Curve, The Trials of van Occupanther dei Midlake, Leaves turn inside you degli Unwound, Something Worth waiting for dei Friko, Displacer degli Excepter, Redleaf di Hilary Geddes, Biokinetics di Porter Ricks, Audiotree Live dei Bear vs. Shark.
Nel mentre è arrivato Ombre corte di Benjamin, insieme a Le cose che non si vedono di Andy J. Pizza e Sophie Miller, che ho letto d’un fiato e consiglio a tutti i bimbi e i bimbi più cresciuti.
Penso che a breve rileggerò tutti i racconti di Fenoglio.
(30/04/26)
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