L’Italia giusta e buona

Parlare, come si fa nella cartolina, di bufera che imperversa su di me, di martirio, di miseria, confrontandomi con Mazzini, lo crede Mario e credetelo tutti voi, è troppo esagerato. […]
E parlare di martirio per qualche settimana o mese di prigione — andiamo via — è troppo ridicolo. E di miseria non è il caso di parlare: io troverò sempre da guadagnarmi la vita in Italia o all’estero, senza dover mai parlare di miseria.
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Se molti italiani fossero meno retorici, sarebbero anche meno vili. Se non esagerassero la grandezza dei piccoli sacrifici altrui, sarebbero meno paurosi dei piccolissimi sacrifici propri.
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E giacché sono a fare la predica e che ho altre due pagine per continuare, aggiungo che nella cartolina di Mario non mi è piaciuto gran che il fatto che egli parli della nostra “bella e grande Italia”. Avrei preferito di veder amare un’Italia “giusta e buona”. So che non è colpa sua, povero figliolo; spero che sia intelligente e che supererà i pericoli della cattiva educazione scolastica.
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Essere grandi non significa nulla, perché c’è sempre qualcuno più grande di noi, di fronte a cui noi siamo piccoli. Essere grandi non dipende da noi, ma dal fatto che gli altri siano più piccoli di noi; un bel giorno cambia la situazione, questi divengono più grandi di noi e noi ci troviamo più piccoli. Ma essere giusti dipende da noi — grandi e piccoli che siamo — e nessun mutamento altrui può toglierci il merito di essere giusti, perché la giustizia è un valore assoluto e non relativo.
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Dunque rimaniamo intesi: l’Italia “giusta e buona” sì: l’Italia “grande e bella” sì, ma a patto che sia prima giusta e buona. Se no, se ne vada al diavolo con tutta la sua grandezza e con tutta la sua bellezza.

Gaetano Salvemini, lettera al fratello dalla prigione, 18 giugno 1925. Pubblicata in seguito su “Resistenza” nel 1957 e su “Volontà” nel 1958 (qui il testo completo). L’ho scoperta leggendo Un’insolente eresia di Enzo di Brango (nova Delphi), e da lì c’è voluto poco a rileggere altre cose memorabili di Salvemini, su cui magari tornerò. Consiglio intanto anche il ricordo di Calamandrei.

(13/03/26)