"Morte di un uomo felice" su Doppiozero

Su Doppiozero, Giacomo Giossi ha pubblicato una versione più lunga e approfondita della recensione di Morte di un uomo felice che fece per IL Magazine.

Giorgio Fontana con Morte di un uomo felice (Sellerio, 2014) completa il dittico aperto con Per legge superiore nel 2011 e lo fa entrando a piedi uniti nella storia, ma senza tradire il carattere romanzesco della sua scrittura. Fontana evita ogni ambiguità e racconta la storia lucida e bellissima di un uomo alla fine di un secolo; un uomo amante della campagna e delle buone amicizia, idealista e testardo, e per questo costretto a scontrarsi con un tempo che si crede nuovo ed invece è prima di tutto inutilmente e atrocemente violento.

Grazie.

(12/06/14)

 
Paperino, 80 anni

paperino, 80 anni

Estate 1934. La leggenda, o la sua versione, vuole che un autore sconosciuto disegni un nuovo personaggio per il cartone La gallinella saggia. Si chiama Donald Duck, come il protopapero che fece una comparsata due anni prima in un volume annuale inglese disegnato da Wilfred Haughton: ma a parte l’omonimia, il tipo è completamente diverso. Fa così il suo ingresso nelle scene Paperino.

Il personaggio avrebbe potuto condividere la sorte di altri nati durante la ricca golden age dell’animazione americana. Avrebbe potuto seguire la linea classica di qualche film, un paio di tentativi di storie, e poi finire nel dimenticatoio come decine di altri. E invece.

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(11/06/14)

 
"L'idea che è in me non l'ucciderete mai"

giacomo matteotti

Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti fu ucciso a coltellate da un gruppo di sicari fascisti. Il corpo fu ritrovato più di due mesi dopo, abbandonato in un bosco fuori Roma.

Qualche link per approfondire: La storia siamo noi, la commemorazione di Giuliano Vassalli per l'ottantesimo della morte, un bell'articolo di Sergio Luzzatto. Se volete saperne di più potete partire dal libro di Borgognone L'Italia del delitto Matteotti (Laterza 2012).

In Porte Aperte, Sciascia scrive che "Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale".

Il suo omicidio non è solo una delle tante pagine oscene che scrisse la violenza fascista; è anche una variazione sul tema italianissimo ed eterno - come abbiamo visto bene in questi giorni, da Expo a Venezia - della corruzione. Matteotti infatti stava per denunciare un affare di tangenti fra la Sinclair Oil e i vertici del Pnf. Anche per questo andava tolto di mezzo; per evitare lo scoppio di uno scandalo e una possibile caduta del governo.

Il suo celebre ultimo discorso alla Camera dei Deputati, tenuto undici giorni prima, è uno dei pezzi capitali della nostra storia migliore; per coraggio, per lucidità, per tensione civile. Si chiude così:

Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l'autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l'intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. [...] Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni.

Dieci anni dopo il delitto, Carlo Rosselli commemorerà il deputato sull'Almanacco socialista dicendo che "nessun uomo fu meno 'simbolo', meno 'eroe', nel senso usuale dell'espressione, di Matteotti. L'antifascismo era in Matteotti un fatto istintivo, intimo, di ordine morale prima che politico."

(10/06/14)

 
Rassegna stampa domenicale (08-06-14)

La scrittura a mano si sta lentamente perdendo. E noi, cosa ci perdiamo?

Una galleria fotografica che mostra come diversi autori pensano la diseguaglianza.

"The rhetorical failure of pro-Europeans to nurture the cultural potential of the European ideal is probably the European project's greatest failure." Un bel pezzo di John Gaffney su Berfrois.

L'intervista ad Andrea, il ragazzo accoltellato da un gruppo di fascisti a Torino.

"Surveillant anxiety is always a conjoined twin: The anxiety of those surveilled is deeply connected to the anxiety of the surveillers." L'ansia dei big data, su The New Inquiry.

L'annosa questione dei commenti sul web: come influenzano la percezione della qualità di un sito?

Eleonora Marangoni racconta di un interessante museo a Parma, che fa leva sul nostro bisogno di insiemi ordinati.

Come i fatti eccezionali - l'11 settembre, la caduta del muro di Berlino ecc. - destabilizzino le istituzioni.

Roditori e giradischi - senza che nessun roditore si faccia male, beninteso.

Una fabbrica di filosofi.

Tutto sui numeri naturali. Ma proprio tutto.

E tutto sui generi musicali e la loro evoluzione nel tempo.

Svergognata pubblicità agli amici: l'ultima puntata di Chaki Chaki è forse la migliore di sempre.

E per finire: Alien in stile Arcimboldo.

(08/06/14)

 
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