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Un pensiero forse banale, e che non c'entra assolutamente nulla con la convulsa giornata di oggi, ma sul quale mi è capitato di riflettere solo di recente: se dovessimo individuare un candidato politico - di qualunque tipo: sindaco, parlamentare, presidente del consiglio, ministro ecc. - nel quale ci rispecchiamo davvero per intero, senza dubbi o perplessità, forse finiremmo unicamente per votare noi stessi.
Perché? Perché di fondo non ci fidiamo di nessuno. Tutti sono passibili di inciucio, bassezze, scambi clientelari, mafie varie: ma noi no. Una proposta in grado di valorizzare questa spinta emotiva (emotiva, sottolineo) sarebbe molto apprezzata: e di fatto lo è, perché a mio avviso è una delle ragioni del successo del Movimento 5 Stelle.
Tale apparente spinta spontanea alla democrazia diretta - "Solo io so cos'è il bene comune" - non è da sottovalutare. Non è semplicemente "antipolitica" o "antipartitismo": ma una sfiducia ancora più profonda negli altri, nell'idea stessa di delegare alcunché. Da un certo punto di vista si tratta di una perplessità comprensibile, ma ha qualcosa di molto inquietante: perché non ha un colore politico, bensì in primo luogo sociale: la vecchissima ambizione a fare piazza pulita di ogni cosa, di tutto, di "ciò che è stato", in nome del sottoscritto - che firma una petizione, che vota online, che testimonia la sua presenza, e che vuole fare valere le sue assolutissime opinioni. E che nessun altro potrà mai distorcere in nome di ragioni estemporanee.
"Uno vale uno", recita il motto del grillismo: e forse questo significa "io valgo per me stesso e basta". Le conseguenze di tale pensiero non stanno semplicemente nel rifiuto del sistema partitico e della "politica vecchio stile" (di cui alcuni aspetti, se espressi bene, sono interessanti). A mio avviso vanno molto più a fondo: e cioè nel rifiuto della delega in quanto tale, perché incapace di esprimere veramente le proprie idee. Il rifiuto del compromesso, che credo derivi in buona fede da un bisogno di intransigenza dopo centocinquant'anni di trasformismo, rischia qui di rovesciarsi nel rifiuto del dialogo punto. Non mi stai più ad ascoltare perché la forma stessa della discussione politica è saltata: dunque, invece di cercare di ridarvi linfa, la sovverti.
In questo secondo me sta il rischio fascista del Movimento 5 Stelle: nella sua tendenza inconscia all'autarchia, che invece si trasforma in una puntuale incapacità di realizzarla. E lo dico senza alcun sarcasmo, ma conscio di alcune più che giustificate ragioni che spingono a un desiderio di radicale rinnovamento, e alla luce di molte discussioni con persone che stimo che hanno votato il Movimento - in primis Fabio.
In sostanza, il desiderio spinto di auto-rappresentazione, nello scontro con la bruta realtà dei fatti - non c'è alcun modo, nella società contemporanea, di attuare un sistema del genere (e meno che mai tramite la "democrazia digitale") - genera una sorta di mostro. Il cittadino responsabile dovrebbe essere sé stesso diventando politico in pianta stabile: ma non lo può fare, perché la politica è da troppo tempo un lavoro burocratico a tempo pieno: la purezza ateniese che si vorrebbe ristabilire è andata persa per sempre, e l'unica speranza che abbiamo è quella di correggere attivamente il sistema con la rappresentazione cosciente (che dipende dall'educazione; un tema su cui non mi stanco mai di tornare) e con il lavoro dal basso (che dipende dall'etica personale - dal modo in cui ci comportiamo ogni giorno).
Ogni alternativa secondo me è solo figlia di un disperato bisogno di piazza pulita - il "vaffanculo, tutti a casa" - che genera dei rischi enormi: il bisogno di riferirsi a un capo identificato - Grillo - o a un capo ideale - "la Rete" - cui comunque delegare ciecamente la propria responsabilità. Non si scappa dal deferire a dei professionisti le scelte in campo politico: ciò che bisogna fare per rendere migliore, a nostro avviso, la società. Il vantaggio di non scegliere il populismo (ho tenuto questa parola per ultima) è quello di rimanere disincantati. La democrazia che abbiamo in mano può essere sovvertita in modi atroci, specie dalla sua contaminazione con il capitalismo più spinto: di questo, credetemi, sono cosciente: ma le alternative che vedo mi piacciono ancora meno.
Forse per Grillo siamo all'ideale del 100% del Parlamento che quindi dissolverebbe le sue funzioni, fiorendo dunque nella migliore anarchia: mentre per me siamo fermi al peggior Stirner. Vali uno perché sei te stesso e non deleghi ad altri, e stai in un movimento dove per ognuno vale la medesima cosa. Non un movimento, dunque, ma una squadra unita da - cosa di preciso?
(18/04/13)
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