Lorenzo Mondo su "Morte di un uomo felice"

Sabato scorso su "TuttoLibri" Lorenzo Mondo ha recensito Morte di un uomo felice:

(23/06/14)

 
"Io veglio per tutti, lavorando per coloro che verranno"

Oggi dovrebbe esserci la consueta rassegna stampa domenicale, e invece si salta - non ho avuto tempo di leggere quasi nulla. Ma ho un'altra cosa in serbo, frutto di una primavera passata a leggere anarchici.

Il 4 maggio 1937, la notte prima di essere ucciso dai cekisti, Camillo Berneri - di cui avevo già trascritto qualche citazione - scrive una lettera alla figlia.

In poche e semplici parole raccoglie tutta la sua eredità, lo spirito della sua lotta, e quel bisogno istintivo di schierarsi dalla parte dei più deboli; per dirla con Malatesta, "un sentimento, che è la molla motrice di tutti i sinceri riformatori sociali, e senza il quale il nostro anarchismo sarebbe una menzogna o un non senso. Questo sentimento è l'amore per gli uomini, è il fatto di soffrire per le sofferenze altrui".

Credo sia una delle più belle lettere mai scritte. Eccola:

Stanotte tutto è calmo e spero che la crisi si risolverà senza ulteriori conflitti, tali da compromettere la guerra. Sono quasi le due e vado a letto.

La casa stanotte è in armi. Mi sono offerto di stare alzato per lasciare gli altri andare a dormire e tutti hanno riso di me dicendo che non udirei nemmeno il cannone, ma poi, uno ad uno, sono andati a nanna ed io veglio per tutti, lavorando per coloro che verranno. È l’unica cosa bella interamente.

Più assoluta dell’amore e più vera della realtà stessa. Che cosa sarebbe l’uomo senza questo senso del dovere, senza questa commozione di sentirsi unito a coloro che furono, ai lontani ignoti, ai venturi?

Delle volte penso che questo senso messianico non sia che una evasione, non sia che la ricerca e la costruzione di un equilibrio, di un’economia che, mancando, ci precipiterebbe tutti nel disordine o nella disperazione. Comunque sia, certo è che i più intensi sentimenti sono i più umani.

Ci si può illudere su tutto e su tutti, ma non su quello che si afferma con la coscienza morale. Se mi fosse possibile salvare Bilbao con la mia vita non esiterei un attimo. Questa certezza non me la leva nemmeno il filosofo più sofistico. E questo mi basta per sentirmi uomo e mi consola di tutte le volte che sono al di sotto di me stesso, della stima dei migliori e dell’affetto delle creature che più amo e più stimo. In ogni caso di coscienza, con la ragione non arrivo a decidere. L’ultima ratio, quella che decide, è lo stile: questo non è il mio stile, è per me definitiva sentenza. Quanto sopra è di una solennità un po’ ridicola per chiunque non viva qui. Ma forse un giorno, se potrò parlarti di questi mesi, capirai. Tuo papà.

(22/06/14)

 
Nell'occhio di chi guarda

Esce in questi giorni per Donzelli il volume Nell'occhio di chi guarda, a cura di Clotilde Bertoni, Massimo Fusillo e Gianluigi Simonetti (con una postfazione di Stefano Chiodi).

Il libro raccoglie numerosi contributi di scrittori e registi attorno al rapporto fra immagine e parola. La grande varietà dei testi e degli approcci lo rende particolarmente interessante.

Io partecipo con un breve pezzo dal titolo Un profeta che non ha nulla da dire, e dedicato alla bellissima tela La cavalleria rossa di Kazimir Malevič.

(20/06/14)

 
Intervista e Mix Prize

Morgan Palmas mi ha intervistato per il portale Sul romanzo.

E Morte di un uomo felice è finalista al Mix Prize, insieme ad altri nove libri scelti dai librai Feltrinelli. (Potete votare sulla stessa pagina).

(Scusate gli aggiornamenti un po' laconici, ma ho davvero molti impegni e poco tempo).

(18/06/14)

 
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