Volete essere più felici?

[questo è un estratto di un pezzo lunghissimo che sto scrivendo sulla figura degli intellettuali oggi in Italia: un lavoro in corso che non so quando finirà]

“La massa” non è un concetto vuoto e vago da osservare con paternalismo seduti alla scrivania di un’università o di un grande quotidiano: è una realtà nella quale siamo immersi tutti, e con la quale ci tocca avere a che fare ogni giorno (a meno di non girare per la città in taxi). È il paese reale delle periferie, dei treni dei pendolari in costante ritardo, dei mutui che si fanno fatica a pagare, della disoccupazione e del disgusto, della mancata interazione fra stranieri e italiani, delle scuole senza un soldo. E che genera inevitabilmente violenza e volgarità — una storia nota.

Tutto questo è senz’altro fastidioso per chi ha avuto la fortuna di avere un gusto più educato: ma è come sdegnare chi mangia da Burger King perché non ha i soldi per il ristorante. Insomma, non è una scusa per fare finta che il problema dell’educazione non esista, e chiudersi in un “centro storico mentale” lasciando alle periferie della società — ovunque si trovino fisicamente — il solo ruolo di essere orribili, odiate o al più incomprese. È un compito difficile, me ne rendo conto. E di certo chi non fa nulla per migliorare il mondo o si lamenta sterilmente della Kasta non rientra fra le mie simpatie.

Ma del resto: cosa abbiamo mai fatto noi più fortunati — noi che abbiamo avuto sempre accesso a libri, fumetti, film, buoni insegnanti, possibilità di riscatto sociale e così via — per tentare di dare loro un’alternativa di immaginario? Cosa fa la “Kasta culturale” per farsi amare e per comprendere il proprio nuovo ruolo nel tessuto sociale?

Io credo che la nostra responsabilità qui sia in primo luogo di matrice pedagogica. Se l’entusiasmo per le “masse intelligenti” (e dunque già educate di default) è un grosso errore, lo è anche l’idea che l’emancipazione derivi dalla cultura intesa come sapere libresco, parruccone, eternamente alto. Ma l’emancipazione personale — è una cosa che ripeto a ogni ragazzo che incontro, a costo di sembrare antipatico — ha a che fare con tutt’altro: l’intellettuale dovrebbe far capire che il pensiero critico genera maggiore libertà, e la libertà genera maggiore bellezza, e in ultima analisi felicità. “Volete essere più felici?” — questa è la domanda con cui bisognerebbe iniziare un discorso educativo, invece di pensare a diventare più “colti”.

(29/04/13)