Una posizione tragica

Aldo Capitini considerava la nonviolenza una posizione tragica e contrapponeva questa sua tragicità all’ottimismo del pacifismo: e tragica in effetti appare la nonviolenza, se non la si sospende ad una garanzia metafisica o religiosa. Una nonviolenza tragica è, quindi, una nonviolenza laica, autonoma dalla metafisica e dalla religione, una prassi politica che cerca di far spazio alla ragione in un mondo che non è razionale. È una nonviolenza senza Dio, ma non irreligiosa. Anche i credenti possono scoprire il valore di una prassi etsi Deus non daretur nell’età postmoderna. È questo, mi sembra, il significato profondo della teologia di Dietrich Bonhoeffer. Vivere nel mondo senza Dio, come se Dio — il Dio Tappabuchi — non ci fosse, e intanto fare spazio a Dio, stare con Dio. Vale a dire, per un non credente: fare spazio alla ragione nel mondo senza avere alcuna fede nella natura razionale del mondo.
Consapevole che gli uomini non si amano, una nonviolenza senza miti non predicherà l’amore universale, né l’amore del prossimo; cercherà invece di sostenere la pratica della giustizia. Posso essere giusto con l’altro, anche se il suo volto mi ripugna; e quand’anche non volessi, posso essere costretto dalla legge a rendere giustizia all’altro. Nessuna legge invece può costringermi ad amare.

Antonio Vigilante, Nonviolenza senza miti. Consiglio vivamente di leggere i suoi scritti, una delle migliori scoperte di settembre.

(16/09/25)