Rassegna stampa domenicale (29-09-13)

Una lettera inedita di Steve Albini ai Nirvana.

Lee Siegel sulla morte delle stroncature (e l’evoluzione delle recensioni): “Quite simply, the book review is dead, and the long review essay centered on a specific book or books is staggering toward extinction. The future lies in a synthetic approach. Instead of books, art, theatre, and music being consigned to specialized niches, we might have a criticism that better reflects the eclecticism of our time, a criticism that takes in various arts all at once.”

Danny Sullivan di Search Engine Land ha creato un’ampia sezione di FAQ sul nuovo aggiornamento del motore di ricerca annunciato da Google. (Bonus: la storia di Google in dettaglio).

Matteo B. Bianchi sull’uso di tenere i titoli dei film (e dei libri) in inglese: “La dicotomia fra la presunta padronanza di una lingua straniera e la sua effettiva (scarsissima) diffusione presso la massa è dolorosamente evidente e rischia di essere deleteria: invece di trasmettere un sapere ci si accontenta di frammenti casuali e superficiali, che forse in pochi capiscono, ma comunque fa figo citare e riportare.”

Il nuovo disco dei Massimo Volume in streaming su XL.

Sul manifesto, Marco Bascetta critica il patriottismo d’accatto e l’amarezza verso l’acquisto delle aziende italiane da parte di capitalisti stranieri: “C’è qualcosa di paradossale, anzi di incomprensibile, nel rivendicare l’italianità delle imprese italiane dopo avere elencato con dovizia di particolari l’insipienza, o la corruzione, della classe politica, allegramente privatizzatrice, che ci ha governato e ci governa. Dopo aver illustrato la grettezza, l’inefficienza, la vista corta di buona parte del nostro mondo imprenditoriale.”

Foto: un campionato di mongolfiere in Canada.

Ricordate che si parlava di Vecchioni come candidato al Nobel? Ecco, era una bufala, ed è interessante capire il meccanismo giornalistico soggiacente.

Sull’Economist, una breve recensione del documentario su Stephen Hawking appena uscito in America.

danah boyd: “Many youth cry out for help through social media. Publicly, often very publicly. Sometimes for an intended audience. Sometimes as a call to the wind for anyone who might be paying attention. I’ve read far too many suicide notes and abuse stories to believe that privacy is the only frame viable here.”

(29/09/13)