Quaderno d’aprile 11

Ieri sera a Como è stato bello parlare del Giunco mormorante di Nina Berberova, uno dei miei romanzi del cuore; e altrettanto bello illustrare alla scacchiera l’ultima partita di Tal’ parlando del Mago di Riga. Le ragazze della Ubik di piazza san Fedele sono sempre una sicurezza. Sul treno di ritorno ho letto qualche pagina del nuovo Énard e, come mi ero ripromesso, metà del nuovo “Micromega”: numero particolarmente interessante perché discute temi che mi ossessionano da tempo — soprattutto il campismo della sinistra e il doppio standard morale a Gaza e in Ucraina. Mi sono segnato, fra i molti spunti, un brano di Siyavash Shahabi sull’Iran (“Gli attivisti occidentali pretendono vittorie per sé stessi, ma spesso chiedono la resistenza degli altri. Il martirio viene romanticizzato laddove risulta scomodo riconoscere la natura organizzata di queste lotte”) e una frase di Oleksandr Kyselov (“La questione non è quale impero giustificare, ma come costruire un potere affinché non si sia costretti a scegliere un padrone. Questo richiede di andare oltre le dichiarazioni morali e di pensare strategicamente alla capacità di agire”).

Oggi moglie e figlia sono dai suoceri; sveglia presto, undici chilometri di corsa, mercato, panificio, cucina e pulizie di casa. In biblioteca ho ritirato un po’ di testi fra cui Poema umano di Dolci, Difendersi senza aggredire di Patfoort e Vita e morte nei campi di sterminio di Sarcinelli. Nel pomeriggio un salto da Alaska in bici approfittando della bella giornata, e a proposito: è uscito l’Atlante italiano dei morti e feriti gravi in bicicletta. L’ho scorso con rabbia e amarezza tenendo di fianco le proposte di Città delle persone (se siete di Milano potete firmare e contribuire al loro impegno).

Ascolti della giornata: In ‘n Out di Joe Henderson, album eccezionale a partire dalla formazione (Kenny Dorham, McCoy Tyner, Richard Davis, Elvin Jones); Cookin’ at the Plugged Nickel del secondo quintetto di Miles Davis (e qui c’è davvero poco da dire); Vulgar Display of Power dei Pantera (in montagna ho visto un tizio con la maglietta dei Pantera e mi è tornata subito la voglia: capolavoro intramontabile); Red Medicine dei Fugazi (forse il mio preferito della loro discografia).

Verso sera incappo in un bel pezzo di Sofia Fabiani: “A questo punto ho abbastanza elementi per rispondere alla domanda: perché una ragazza di 29 anni vuole tornare in carcere?”.

(11/04/26)