
Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti fu ucciso a coltellate da un gruppo di sicari fascisti. Il corpo fu ritrovato più di due mesi dopo, abbandonato in un bosco fuori Roma.
Qualche link per approfondire: La storia siamo noi, la commemorazione di Giuliano Vassalli per l’ottantesimo della morte, un bell’articolo di Sergio Luzzatto. Se volete saperne di più potete partire dal libro di Borgognone L’Italia del delitto Matteotti (Laterza 2012).
In Porte Aperte, Sciascia scrive che “Matteotti era stato considerato, tra gli oppositori del fascismo, il più implacabile non perché parlava in nome del socialismo, che in quel momento era una porta aperta da cui scioltamente si entrava ed usciva, ma perché parlava in nome del diritto. Del diritto penale”.
Il suo omicidio non è solo una delle tante pagine oscene che scrisse la violenza fascista; è anche una variazione sul tema italianissimo ed eterno – come abbiamo visto bene in questi giorni, da Expo a Venezia – della corruzione. Matteotti infatti stava per denunciare un affare di tangenti fra la Sinclair Oil e i vertici del Pnf. Anche per questo andava tolto di mezzo; per evitare lo scoppio di uno scandalo e una possibile caduta del governo.
Il suo celebre ultimo discorso alla Camera dei Deputati, tenuto undici giorni prima, è uno dei pezzi capitali della nostra storia migliore; per coraggio, per lucidità, per tensione civile. Si chiude così:
Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. […] Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni.
Dieci anni dopo il delitto, Carlo Rosselli commemorerà il deputato sull’Almanacco socialista dicendo che “nessun uomo fu meno ‘simbolo’, meno ‘eroe’, nel senso usuale dell’espressione, di Matteotti. L’antifascismo era in Matteotti un fatto istintivo, intimo, di ordine morale prima che politico.”
(10/06/14)