La contraddizione al cuore del liberismo contemporaneo: il capitale può spostarsi ovunque, passare ogni frontiera; gli esseri umani no. Sono visti come un pericolo: si teme che non vi sia modo non di accoglierli — un verbo troppo generico e vagamente caritatevole — bensì di inquadrarli al posto giusto nel sistema. Rischiano di trasformarsi in ingranaggi inutili di un mercato già saturo; possono creare paura e instabilità nel tessuto sociale, minacciando in qualche modo la sacra macchina del profitto.
Per questo motivo il liberismo a tutti i costi rischia di essere un’ottima giustificazione per le reazioni razziste che, sul piano politico, tenderebbe a criticare. Più ci penso e più mi sembra che chi dubita la legittimità dello straniero in quanto straniero sul suolo nazionale non abbia alcun tipo di teoria alla sua base. Non si rifà a questioni geopolitiche o culturali, non inquadra la questione argomentando di sans papier e legittimità o meno del concetto di frontiera. Per strada — passatemi l’espressione un po’ banale — il giudizio si riduce al semplice disprezzo: a chi ne critica la presenza, gli immigrati fanno schifo e basta — perché sono diversi, perché non parlano la sua lingua, perché sono più poveri, perché rompono le palle, perché puzzano, perché quelli che vengono qua sono tutti delinquenti eccetera eccetera. Gli fanno schifo e quindi non li vuole “a casa sua”.
A questa brutalità il liberismo offre un surplus di teoria che la maschera: ad esempio la fatica di assorbirli nel sistema di impiego (“Vengono qui dove non c’è lavoro nemmeno per noi!”). Ma il razzista della porta accanto o del bar — il razzista comunissimo con cui si può avere a che fare ogni giorno — non ne ha davvero necessità: gli viene comoda, ma non la usa per sostenere il suo pensiero; perché il suo non è un pensiero ben formato. È una reazione cieca, di pancia, un pregiudizio fondato sul potere: e finché egli stesso non lo riconosce, qualsiasi argomento che porterete per confutarla non servirà. Perché gli immigrati gli fanno schifo — punto. È questo odio puro che si nasconde dietro molte forme di vaga giustificazione addotta; ed è questo odio puro che va combattuto, perché sarà sempre pronto a diventare violenza.
(29/10/13)