Sei giorni davvero splendidi. Bislacchi – l’hotel devastato di Kikinda e l’acqua giallognola dai rubinetti sono un buon esempio – ma splendidi.
Fra le tante cose, ne pesco due.
La prima è una banale conferma: e cioè che passare del tempo con scrittori stranieri ti fa ulteriormente capire quanto la società letteraria italiana sia per la stragrande maggioranza ridicola e totalmente autoriferita, persa in sterili battaglie via Facebook. Avere una discussione franca, libera e priva di preoccupazioni o pettegolezzi con dei colleghi è una cosa che mi capita estremamente di rado: in questi sei giorni, l’ho fatto sempre. E non è stato affatto difficile.
La seconda è che al mio terzo viaggio nei Balcani, ho capito una cosa soltanto: che non capirò mai davvero i Balcani. Ma del resto, come ha buttato lì quel delizioso signore che è Bernard MacLaverty – avercene – parlando dell’Irlanda di fine anni ’70: “Se non avevi dei dubbi, vuol dire che non avevi capito la situazione”.
(03/07/11)