Invece di questo

In un denso articolo dedicato alla teoria della probabilità, il filosofo Charles Sanders Peirce concluse un paragrafo così:

Tutti gli affari umani si basano sulla probabilità, e la stessa cosa è vera ovunque. Se l’uomo fosse immortale sarebbe perfettamente sicuro di vedere il giorno in cui ogni cosa in cui aveva riposto fiducia lo tradirebbe e, in breve, di giungere infine a una miseria senza speranza. Alla fine l’uomo crollerebbe, come ogni grande fortuna, come ogni dinastia, come ogni civiltà. Invece di questo, abbiamo la morte.

Di primo acchito sembra una dichiarazione abbastanza triste: rallegriamoci perché viviamo un tempo limitato, altrimenti saremmo destinati a ben altre miserie. La morte è il male minore.

Ma credo sia possibile rendere maggiore giustizia all’idea di Peirce rivoltandola da capo a piedi, e considerandone innanzitutto il coraggioso disincanto: uno spirito molto simile a quello di Camus, o di Nietzsche.

Possiamo sognare che nulla cambi mai, nella nostra vita: desiderare uno stato di comoda, calda eternità basata su quanto abbiamo edificato, guadagnato, meritato: ma, ricorda Peirce, l’entropia non ci darebbe comunque scampo. Eppure, di converso, è altrettanto sbagliato coltivare l’idea che quando va tutto male ogni evento sarà destinato a inchiodarci lì dove stiamo, nel vuoto più assoluto: che le cose accadano una volta sola e per sempre, che la probabilità sia azzerata dall’idea del fato: che soffriremo immobili in una camera iperbarica e niente muterà.

Invece di questo, abbiamo la vita.

(09/11/12)