Il fiore e il frutto

Thoreau, da qualche parte in Walden ovvero Vita nei boschi, scrive:

In un uomo io non apprezzo soprattutto la rettitudine e la benevolenza, che sono per così dire il suo stelo e le sue foglie. Quelle piante col secco fogliame delle quali facciamo decotti per i malati, servono a un uso ben più umile, e per lo più sono impiegate dai ciarlatani. Di un uomo, io voglio il fiore e il frutto; voglio che un po’ della sua fragranza giunga anche a me, e che un po’ della sua maturità arricchisca il nostro rapporto.

Walden è un la dimostrazione di come la solitudine possa popolarsi di voci bellissime, e non soltanto di fantasmi. Pubblicato nel 1854 ma frutto di una lunga gestazione, racconta di due anni vissuti dall’autore in una capanna sulle rive del lago Walden, vicino a Concord (Massachussets).

L’America di allora non era l’America di oggi, e dobbiamo immaginare una distesa di terre deserte, foreste e laghi dove per chilometri era possibile non incontrare anima viva.
Il punto focale del libro però rimane lo stesso, e conserva tutta la sua attualità: di fronte alla società moderna (i cui tratti nascenti saranno solo esasperati nei due secoli successivi), l’autore sceglie una risposta radicale: l’isolamento. Non il rifiuto tout court, bensì il ritiro in una dimensione che è sia interiore (l’andamento del libro è sempre in equilibrio fra narrazione e riflessione filosofica, continuo interrogarsi sulle proprie reali necessità) che esteriore (perché si specchia nel cosmo circostante, traendone motivi e insegnamenti).

Walden, per Thoraeu, si traduce dunque in un’esperienza bifronte. Da un lato egli è parte di una natura selvaggia, che sembra escludere ogni forma di intervento umano come qualcosa di superfluo. Dall’altro, è proprio il ritiro in questo luogo intatto a fargli scoprire il senso dell’umano più autentico. Il distacco di Thoreau dalle cose materiali è un vangelo laico di povertà e bellezza: vedete, sembra dire al lettore, in fondo serve davvero pochissimo per stare bene.

La precisione dei dettagli è la cifra di questo atteggiamento. Thoreau indica i soldi spesi per le sementi, i materiali di costruzione della casa e tutto quello che serve al proprio sostentamento. Al netto di ogni azione, è il pensiero di essere libero a trionfare sul freddo e le difficoltà e persino sulla solitudine.

Ma non dobbiamo ingannarci e limitare Walden a un testo fondatore dell’ecologia o di un’economia minimale: l’intento di Thoreau era quello di fornire al lettore una teoria della felicità. La frase riportata sopra non è soltanto un invito a evitare un buonismo superficiale, uno sprone a dare tutto se stesso nei confronti degli altri. E’ anche una mano che Thoreau tende al lettore. Tutto il libro, nonostante alcune lungaggini da filosofo in erba, è profondamente corporale: simile a un abbraccio fra chi scrive e chi legge. Perché è il fiore e il frutto di chi lo ascolta a interessare a Thoreau, non lo stelo e le foglie.

(05/11/11)