Esoneri morali

Solo ora si trovò il tempo per i sentimenti di colpa, per un disagio nei confronti del proprio passato storico. Per questo anche, soltanto ora — e mai in precedenza — divenne in ampia misura attraente ed efficace l’offerta di esonero rappresentata dalla critica in quanto smascheramento dell’estraneazione. Tale critica divenne ben presto monopolio di quella filosofia rivoluzionaria della storia nella quale aveva finito col trasformarsi, contro l’immediata opposizione dei suoi creatori e protagonisti, la “Teoria critica”. Tale esonero risiede nell’assunto secondo cui non occorre più avere la coscienza morale — nel momento in cui su di essa gravano i sensi di colpa —, se ci si trasforma in coscienza morale. Dall’ubbidienza tardiva nasce la coscienza morale che si “ha”; dalla disubbidienza tardiva nasce la coscienza morale che si “è”, quel tribunale a cui si sfugge trasformandosi in esso.

Dall’Apologia del caso di Odo Marquard: parla della fine degli anni ’60, ma mi sembra descriva perfettamente anche i nostri tempi.

(13/05/25)