
Ieri sera ho finito di rileggere A Chloe, per le ragioni sbagliate, il nuovo romanzo di Claudia Durastanti, in vista della presentazione che faremo insieme il 25 settembre a Milano. (Fra qualche giorno i dettagli).
La faccio breve: è un romanzo stupendo, e un ulteriore passo avanti rispetto al suo esordio. C’era infatti una cosa che non mi convinceva del primo romanzo di Claudia: una certa mancanza di disciplina narrativa; il sopravanzare del fermo immagine – per quanto bellissimo – sullo sviluppo della trama e dei personaggi. Si trattava comunque di un libro impressionante: in particolare per l’enorme talento linguistico e la precisione assoluta nel fotografare e rendere i sentimenti.
Ecco, mi sembra che con questo nuovo romanzo Claudia abbia risolto l’impasse narrativa, senza sacrificare nulla dal punto di vista dello stile – che rimane luminoso, impeccabile, ricco di immagini mai scontate. C’è una storia, o meglio c’è un nucleo elementare attorno a cui esplode una quantità di storie ramificate, connesse a più piani, come una vasta variazione sull’amore e i suoi demoni: l’egoismo, la necessità, il disagio, la gioia, il rapimento, persino la violenza. Il tutto senza che il lettore sia costretto a un patto di comunanza con la sensibilità o le intenzioni dell’autrice: c’è come un grado di distacco in più, ma è un distacco positivo, una prova di maturità tecnica. Ognuno può perdersi o ritrovarsi liberamente, in queste pagine.
Non solo. C’è anche uno scarto netto – a livello di costruzione ed evoluzione dei personaggi – rispetto all’estetica del dolore “splendido a tutti i costi” del primo libro: ma anche qui nulla si perde in termini estetici. La caduta e la riconquista di sé sono raccontate con equa passione: in una materia narrativa che poteva facilmente portare al determinismo più cieco (e seducente), Claudia è riuscita a onorare la bellezza di chi reagisce al ruolo che il mondo gli ha assegnato. Di chi si sottrae al dominio della sofferenza assoluta – che sia mentale, sentimentale o economica.
Potrà anche essere una bellezza in tono minore, e potrà forse risultare meno accecante di quella che accompagna il crollo: personalmente, io la trovo meravigliosa.
(17/09/13)