Quaderno d’aprile 27

George Grella, curatore della newsletter Kill Yr Idols, ha ricordato il direttore d’orchestra Micheal Tilson Thomas e il suo coraggio: “before they played it [“Aion” di Giacinto Scelsi, ndr], MTT came out and explained about Scelsi’s unusual methods and goals, how microtonality worked, and what the purpose of the music was. Then they played, it was astonishing and crushing, and this audience of well-mannered squares from Walnut Creek (I mean this in the best sense) went absolutely apeshit. This was the most passionate ovation I have ever, ever been around”. (Anche il pezzo linkato di Scelsi merita, naturalmente).

Finito Difendersi senza aggredire di Patfoort: d’accordo su tutto ma mi restano varie perplessità pratiche, principalmente legate alla fiducia accordata alla volontà di risolvere i conflitti evitando escalation. Per quanto l’autrice presenti numerosi casi concreti, credo sia possibile presentarne altrettanti dove il modello dell’Equivalenza da lei proposto naufraga non per ignoranza dei modi pacifici di risoluzione, ma per eccesso di emotività nel momento in cui occorrerebbe avere nervi saldi. Ripeto, per il resto sono d’accordo su tutto ed è senz’altro la via giusta da battere; sono soltanto meno ottimista.

Non sono ancora riuscito a trovare un attimo per gustarmi il Memling ai Chiostri di Sant’Eustorgio: forse a inizio maggio riesco a incastrarlo fra due impegni. Di Memling avevo visto varie estati fa, durante una vacanza in Polonia, il Giudizio universale di Danzica: davvero impressionante.

“Spacchettando i numeri per macroaree al Nord si concentra la fetta più pesante: 42.378 alloggi non assegnabili, oltre i due terzi del totale. La Lombardia da sola pesa per più di 17mila unità, ma è tutto il blocco settentrionale a spingere in alto i numeri”. Sul Sole24ore, lo stato pietoso dell’edilizia popolare italiana e particolarmente lombarda.

Ascolti: My New Band Believe degli omonimi; e la Sinfonia n. 1 di Charles Ives condotta appunto da Michael Tilson Thomas.

(27/04/26)

Quaderno d’aprile 26

Torno con qualche libro usato, fra cui Spirale di Nossack (un vecchio Feltrinelli di cui non sapevo nulla e mi ha incuriosito), le Fantasticherie di Rousseau, una raccolta di saggi di Broch. Torno anche con un accesso d’allergia e tre versi di Montale, letti per caso sfogliando Satura:

Non si nasconde fuori
dal mondo chi lo salva e non lo sa.
È uno come noi, non dei migliori.

Anche oggi un solo ascolto, Indigo Garden dei Black Nile. Cercherò di finire Patfoort in serata.

(26/04/26)

Quaderno d’aprile 24 e 25

Cieli azzurro pallido, mattine fresche e luminose. Nel pomeriggio andiamo a Bologna dove passeremo il 25 aprile con amici e famiglia: raggruppo due giorni in uno visto che domani sarò in corteo e quanto avevo da dire sulla festa della Liberazione lo scrissi un anno fa sul Post. Consiglio in aggiunta un comunicato di Sinistra per l’Ucraina su “Micromega”.

C’erano dei minori nel CPR di via Corelli a Milano, fra cui un ragazzo di quattordici anni; ora sono stati trasferiti in comunità (vedi anche qui). Nel mentre Sala si prenderà tempo per decidere se chiudere o meno quel lager dopo la diffida ricevuta da Cecilia Strada.

Finito d’un fiato Les Justes. Il francese cristallino di Camus è come sempre una delizia, anche se qui è particolarmente visibile la sua tendenza a rendere i dialoghi piccoli proclami; non che i personaggi manchino di contraddizioni, ovvio, ma la loro eloquenza, il loro essere intrisi di idee fino all’orlo li rende un po’ bidimensionali. (Vero è che quel modo di parlare si attaglia bene a un gruppo di rivoluzionari; ma anche la granduchessa parla così). Le figure più interessanti diventano allora quelle secondarie, Skouratov e Foka soprattutto: la conversazione in carcere con Kaliayev è davvero stupenda.

Finito anche il saggio di Schiavoni su Benjamin, eccellente, e ho già ordinato Ombre corte in biblioteca. Anche in questo caso ho una mezza idea, anzi due mezze idee, ma tempo al tempo.

Il Guardian ha pubblicato un lungo pezzo sugli Iron Maiden, per i loro cinquant’anni di carriera.

Un solo ascolto oggi, ma che ascolto! Blackstone Legacy di Woody Shaw: strepitoso. Come scrive Carlo Boccadoro in Jazz!, è musica “violenta e vitale al tempo stesso, che vede improvvise aperture melodiche su cui si innestano passaggi al limite del free“. Si tratta in effetti di uno splendido, ribollente amalgama di tendenze in apparenza contrastanti, quali appunto il free jazz, il post-bop e il funk; e fra le tante meraviglie, sentite che combina Gary Bartz al contralto già solo nel primo brano.

(24/04/26)

Quaderno d’aprile 23

C’è un bel pezzo della mia amica Sabrina, arteterapeuta, attorno al bullismo: un tema che mi sta molto a cuore per varie ragioni. Consiglio soprattutto di scaricare le slide che ha preparato per un incontro sulla prevenzione e la denuncia del bullismo il 21 aprile scorso. (Già che ci siete, potete iscrivervi alla sua newsletter Sirenamente).

(Ri)ascolti odierni: Abstraction is Deliverance del quartetto di James Brandon Lewis; The Trials of Van Occupanther dei Midlake.

(23/04/26)

Quaderno d’aprile 22

Oggi ho compiuto quarantacinque anni e confido solo di non essere mai più chiamato “giovane scrittore”, ciò che sono da vent’anni circa per il paternalistico mondo delle lettere italiane. Il primo regalo in ogni caso me l’ha fatto l’Inter con lo sbalorditivo ribaltone di ieri sera.

Per il resto mi sono preso un po’ di tempo per finire Broch e riascoltare Inception del trio di McCoy Tyner (non lo ricordavo così delicato) e la Seconda di Brahms diretta da Karajan con la Berliner (la ricordavo così meravigliosa).

(22/04/26)