Sul mutuo appoggio

È stato rinfrancante leggere in questi giorni Il mutuo appoggio del geniale Pëtr Alekseevič Kropotkin (1842-1921), appena edito da elèuthera nella nuova traduzione di Giacomo Borella, la prima dall’originale inglese: non fosse altro perché ci libera da un cinismo in cui è davvero troppo semplice indulgere.

Abbandonata in giovane età la corte russa, il principe che sarebbe diventato anarchico si mise in viaggio per la Siberia e la Manciuria. Qui raccolse una mole di osservazioni del mondo animale, sulle quali costruì un’ipotesi di fondo: insieme alla lotta reciproca, un fattore chiave dell’evoluzione è il “mutuo appoggio e reciproca difesa tra gli animali appartenenti alla stessa specie o, almeno alla stessa società”. Darwiniano, Kropotkin chiarisce che senz’altro “la vita è lotta; e in questa lotta il più adatto sopravvive”. Ma è il modo in cui si articola il combattimento a essere spesso frainteso: la competizione fra singoli per cibo e sicurezza è sovrastimata, tanto quanto è sottostimata la loro cooperazione.

Le pagine in cui Kropotkin descrive la solidarietà in azione fra gli animali sono splendide anche da un punto di vista letterario, e in esse vibra una sobria commozione. Ma il russo è scienziato rigoroso, dunque lungi dal sostenere che tale comportamento si fondi su concetti troppo specifici come l’amore o la simpatia: “Non è l’amore per il mio vicino — che spesso non conosco per nulla — che mi spinge ad afferrare un secchio d’acqua e a precipitarmi verso la sua casa quando vedo che sta bruciando: ad animarmi è un sentimento o un istinto molto più ampio, anche se più vago, di solidarietà o di socievolezza umana”. E questo sentimento “ha insegnato tanto agli animali quanto agli uomini la forza che possono acquisire dalla pratica del mutuo appoggio e dell’aiuto reciproco, e le gioie che possono trovare nella vita sociale”.

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(30/05/20)