Gli asini volano

Per la scorsa edizione di Bookcity, La grande fabbrica delle parole mi ha chiesto di curare un laboratorio di scrittura per bambini e bambine dagli 8 agli 11 anni.

Essendo un appassionato dell’asino (il mio animale preferito), ho inventato un incipit asinesco e dato ai piccoli scrittori alcune indicazioni; il resto l’hanno fatto loro, assistiti dai docenti delle scuole che frequentano.

Adesso i loro bellissimi racconti sono online; e qui c’è la mia prefazione al progetto.

(22/01/21)

Alessandro Leogrande, tre anni dopo

La giusta distanza. Non è facile capire quale sia, dipende da caso a caso. Tra i due estremi – la distanza siderale di chi neanche ci va nei posti e l’immersione totale che spesso genera miopia o eccessiva indulgenza – i gradi di prossimità possono essere diversi. Ma se da una parte, specie nel momento della scrittura, la distanza permette di cogliere meglio i chiaroscuri, le variazioni, dall’altra – dovrebbe essere evidente – l’equidistanza tra la vittima e il carnefice, tra l’oppresso e l’oppressore, tra chi detiene il potere e chi lo subisce è un mito giornalistico infondato. Spesso genera mostri. Come diceva una vecchia canzone dei minatori del Kentucky: Which Side Are You On?

Anche in questo terzo triste anniversario ho riletto alcune pagine di Alessandro Leogrande: uno scrittore che stava sempre dalla parte giusta senza l’arroganza di chi pensa d’essere automaticamente giusto: la patente di bontà che troppe persone si arrogano – quando sarebbe molto più prezioso coltivare il dubbio e cercare di migliorarsi, in luogo di scagliare anatemi.

Le righe citate vengono da un vecchio articolo sulla non-fiction – la specialità di Alessandro – dal titolo Scrivere del mondo; e come ogni anno invito a rileggere e meditare tutto ciò che egli scrisse: si resta sempre stupiti dalla vastità dei suoi interessi, dal suo rigore documentario e dalla sua limpidezza espressiva. Ma più passa il tempo, più ritengo che la dote fondamentale di Alessandro fosse la capacità di identificare la domanda che nessun altro avrebbe posto: una lettura diversa degli eventi, produttrice di nuovi stimoli e mai piattamente provocatoria. Da qui partiva per documentarsi, ascoltare, ragionare, dubitare, raccontare.

L’unica parola adatta a tale dote, e alla dedizione con cui Alessandro la coltivava, è intelligenza: mi rendo conto sia un vocabolo vago e molto spesso male utilizzato; ma quando ripenso a lui penso a un’intelligenza completamente fuori dal comune, investita di rigore etico e illuminata da un umorismo discreto. In quest’anno così difficile, ci manca ancor di più.

(Nella foto: Alessandro ritratto sui muri della Biblioteca Acclavio di Taranto, la sua città natale).

(26/11/20)

Nel piccolo cesso del refettorio

Giulia Ribaudo e Severino Antonelli di Closer mi hanno chiesto un articolo che parlasse di violenza politica e prigioni: ho scelto di raccontare la storia di Giorgio Soldati. Potete leggere il pezzo iscrivendovi alla newsletter di Closer, PIOMBI – nella quale troverete molto altro sul mondo del carcere. Il titolo è preso dall’agghiacciante precisazione che fa Enrico Fenzi riguardo l’esecuzione di Soldati da parte dei brigatisti: svoltasi appunto “nel piccolo cesso del refettorio” della prigione di Cuneo.

(23/11/20)

Con Edgarda Maria Marcucci

Il 12 novembre scorso è stato discusso a Torino il ricorso di Edgarda Maria Marcucci, detta Eddi, combattente delle YPG (Unità di Protezione delle Donne Curde) contro l’ISIS. Eddi era stata considerata potenzialmente pericolosa e perciò posta da marzo in un regime di sorveglianza speciale – mettendo in rapporto le sue esperienze di lotta con la nostra realtà, e dando per scontato (“C’è la certezza e non solo la probabilità”) che le tecniche acquisite in Siria servano per mettere a repentaglio ordine e sicurezza, visti i suoi “precedenti” locali (in realtà non-violenti, e comunque del tutto slegati dal contesto).

Ieri gli account social di Eddi sono stati oscurati senza motivo (qui un suo videomessaggio): per una quanto mai sgradevole coincidenza, esattamente cinque anni prima erano avvenuti gli orrendi attentati parigini rivendicati proprio dall’ISIS, fra cui quello del Bataclan. Il tutto mentre in Francia, ma non solo, si discute della terrificante decapitazione del professor Samuel Paty.

Non credo serva appartenere alla sinistra libertaria per sollevare moltissime perplessità sulla situazione giuridica di Eddi; basterebbe essere liberali coerenti.
Per quanto mi riguarda e per quel che posso, oltre al mero aspetto formale, sostengo pienamente la sua causa politica e vi invito a leggere due sue interviste: per l’Espresso (1 e 2) e per Globalist: vi troverete una grandissima sobrietà nonostante le condizioni difficili, una completa assenza del vittimismo e della retorica che affliggono la nostra politica, e molta generosità. Anche nel rispetto di tale stile – che definirei gobettiano – ho raccontato la vicenda nel modo più piano possibile.

In aggiunta consiglio questo articolo e quest’altro, più recente, di Davide Grasso (anch’egli combattente contro l’ISIS), che ha anche seguito l’udienza d’appello del 12 novembre. Vedi anche un fumetto riassuntivo di Zerocalcare.

(13/11/20)