La Recherche in dieci atti

Dio ci scampi dagli anniversari, pensavo; non scriverò nulla per il centenario della morte di Proust: guarda com’è andata con Dante. E invece. Ma è stato un caso: a inizio anno ho cominciato a rileggere la Recherche senza secondi fini, per puro gusto. Proust, del resto, è una malattia: chi la contrae è destinato a tornare in eterno su quelle pagine che, come ha scritto Giovanni Raboni, trascendono la letteratura — connotate come sono dalla tensione “verso una salvezza globale, verso un’esperienza spirituale assolutamente radicale e totalizzante”.

Mentre rileggevo proprio la versione di Raboni, compilavo un diario di bordo dove registravo brani od osservazioni altrui: e i temi più ricorrenti non erano i grandi classici — gelosia, madeleine, tempo — quanto altri forse meno discussi. Così ho deciso di trarne un articolo, senza pretese di completezza e con un po’ di autoironia, anche perché nel romanzo è la duchessa di Guermantes in persona a deridere madame de Cambremer quando invita a “rileggere” Schopenhauer: “Rileggere è un vero capolavoro! Decisamente, questa ce la poteva risparmiare!”. E invece.

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(16/10/22)