Ermanno Paccagnini su "Morte di un uomo felice"

Oggi su "la Lettura", l'inserto domenicale del "Corriere della Sera", c'è una magnifica recensione di Morte di un uomo felice a firma di Ermanno Paccagnini.

(27/04/14)

 
Benedetta Tobagi su "Morte di un uomo felice"

In apertura della sezione di cultura di "Repubblica" - con richiamo in prima pagina - c'è un magnifico articolo di Benedetta Tobagi su Morte di un uomo felice: coglie alla perfezione il cuore del libro, con la sua consueta sensibilità e intelligenza. Per ingrandire l'immagine è sufficiente cliccarci sopra.

(24/04/14)

 
Oggi in libreria

Morte di un uomo felice

Da oggi è in tutte le librerie - fisiche e digitali - il mio nuovo romanzo Morte di un uomo felice.

Qui trovate la scheda sul sito di Sellerio; la prima presentazione sarà a Milano il 7 maggio alle 19, presso la Libreria Les Mots.

E così si chiudono quasi tre anni di lavoro: per quello che è stato, finora, il libro più difficile e doloroso da scrivere: ma anche quello dove mi sono più divertito a impastare lingua e dialetto, scolpire il rapporto tra un padre e un figlio, inventare battute, e fare ricerche su due periodi storici ricchissimi in ogni senso per la nostra storia.

Be', spero vi piaccia.

(24/04/14)

 
Praticamente un manifesto

Goffredo Parise, "Vivere la vita dell'Italia dei più", dalla piccola raccolta Dobbiamo disobbedire:

E credo nella pedagogia insieme alla democrazia, perché non è possibile l'una senza l'altra. Alla democrazia in Italia credo con la ragione, per carattere e per nascita. Alla pedagogia credo con il cuore. Quando, come piace agli snob, scrivo un romanzo o un racconto e, secondo il loro modo di esprimersi, "faccio della poesia", io non penso mai soltanto a loro. Penso semplicemente a tutti, a cui, teoricamente, mi rivolgo. Quei tutti li penso simili a me (anche se non sono) o tali da provare simpatia per loro o loro simpatia per quello che scrivo. Non mi è mai passato per la testa di avere un pubblico preciso, individuabile, da cui qualcuno sia escluso.
Teoricamente ogni persona che sappia leggere deve capire quello che scrivo. Lo deve capire perché ritengo di scrivere in modo semplice e chiaro, anche quando devo esprimere qualcosa che nella sua essenza è oscuro. Il mio lavoro quando mi trovo di fronte a qualcosa di complesso e di oscuro è questo: spiegare e descrivere in modo semplice e chiaro qualcosa che (non c'è niente da fare) spesso è complesso e oscuro. Evito le parole "difficili" o di uso ristretto, o transeunti, come quelle che durano soltanto una breve stagione e poi c'è da vergognarsi di averle pronunciate. Le evito sia perché mi sono antipatiche sia perché, essendo difficili, non sono parole democratiche e dunque sono contrarie a ciò in cui credo.
I lettori stiano in guardia da coloro che usano parole "difficili", perché sono persone che vogliono far credere di sapere cose che gli altri non possono sapere: chiunque siano, da qualunque parte stiano, la loro natura è infida.

(19/04/14)

 
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