Simonetta Bitasi su "Morte di un uomo felice"

Oggi su "la Nuova Ferrara" c'è una bellissima recensione di Morte di un uomo felice a firma di Simonetta Bitasi - che ringrazio per avere colto in pieno il cuore del libro.

(12/05/14)

 
Rassegna stampa domenicale (11-05-14)

Un eccellente articolo del magistrato Beniamino Deidda sul ruolo della polizia nello stato di diritto. Per discutere in modo civile ma fermo degli abusi di potere dei poliziotti, della cultura che li forma, e delle soluzioni che si possono e devono trovare.

"Retweeting fiction". Rhizome su un racconto fatto di retweet di Teju Cole.

Evento importantissimo: sono stati pubblicati gli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2. Qui maggiori informazioni.

Ancora sulla lettura in tempi di eterna connessione.

Suoni senza voce. Christine Sun Kim.

Il vero amore è radicale.

Come sono i giornalisti in America? Soprattutto maschi, di mezza età, liberali, pagati poco, e infelici.

Riapre la biblioteca di Sarajevo.

"Il punto è: questi 80 benedetti euro sono una cosa che si ferma qui o rappresentano un’inversione di tendenza rispetto a trent'anni di lotta di classe dall'alto verso il basso, di aumento della forbice sociale, di spoliazione dei ceti medio-bassi a favore dei pochissimi che stanno in cima alla piramide?" Alessandro Gilioli sugli 80 euro in busta paga di Renzi.

Gran pezzo di Giusi Marchetta sul bullismo: "Mi chiedo quindi se questo problema vogliamo risolverlo davvero. Se questa società vuole davvero che i ragazzi si sentano più liberi di esprimere la propria diversità e che siano più felici, o se invece l’atto di bullismo non serva a rendere stabile un sistema tradizionale e, tutto sommato, socialmente accettabile. Mi pare, infatti, che il pubblico che ride alle spalle del bullo sia più vasto del suo gruppo classe."

Un libro del 1692 in cui sono raccolti e descritti tutti i colori.

Giorgio Agamben sull'accusa di terrorismo ai quattro No TAV.

Musica: il nuovo album degli Swans in streaming su NPR. Ed è bellissimo.

Musica, ancora: tutto Bach, piano piano, un venerdì alla volta.

Un bravo artista scoperto per caso: Juan Martinez Bengoechea.

Perché non mangiamo i cigni?

(11/05/14)

 
Mailand

Ieri sera, verso le otto, camminavo bicicletta alla mano lungo il cavalcavia Bussa a Milano - una sopraelevata accanto alla stazione Garibaldi, in cui la città si spacca all'improvviso e si apre come le accade rare volte: a destra, dietro la sagoma colorata del vecchio acquedotto, potevi intravedere i nuovi grattacieli attorno a piazza Gae Aulenti; mentre a occidente il sole era quasi del tutto tramontato, e sopra il cratere dei binari e degli ultimi treni in partenza il cielo si era fatto blu acciaio, con un solo frammento più chiaro e una sfumatura di fiamma, come l'angolo bruciato di una fotografia. Era un bel momento, ero quasi felice, anche solo per il fatto di trovarmi lì; mi sono fermato un istante a guardare.

Il mio rapporto narrativo (e non solo affettivo ed esistenziale) con Milano dura da parecchio tempo; e sento che non si è ancora concluso. Scrivere di questa città - del suo fascino ruvido, della sua scarsa propensione alla scenografia, della sua gelosia, dei suoi lampi laceranti di bellezza - mi piace come poche altre cose. Capisco benissimo che a molti Milano non vada giù; capisco che la trovino respingente, e io stesso non la consiglierei mai come tappa di vacanza per un paio di giorni. Milano richiede molto tempo, dedizione, passione: richiede generosità e persino un certo fiuto: non ti si offre e non si sbraca, ma ti sorprende con un portone di corte socchiuso che rivela un vecchio pozzo, o un frammento di naviglio della Martesana in inverno, o il profilo di una fabbrica della Bovisa, o il contrasto fra un benzinaio di fronte a un locale modaiolo, e così via. Non è un inno al minimalismo, bensì al segreto; direi quasi alla necessità di cogliere vibrazioni nascoste. Non c'è un'unica "grande bellezza" in Milano, solo forme sparse: e questa è la sua fortuna - se si è disposti ad accettare la fatica che comporta.

E così ieri sera, mentre risalivo il cavalcavia Bussa bici alla mano e chiacchieravo, in piena sintonia con quell'odore ferroso della tarda primavera del nord, grato di quel semplicissimo squarcio urbano, dei fanali delle auto che risalivano la strada e del fischio di una locomotiva e dei colori spenti dei palazzi dell'Isola - ieri sera ho detto che probabilmente il prossimo romanzo (di cui ho solo qualche idea e qualche appunto) conterrà una quantità ancora superiore di scene cittadine, anzi sarà per molti versi una suite milanese, quasi a rendere inscindibile la storia dalla componente urbana: anzi, anzi: "Duecento pagine di descrizioni di Milano", ho concluso ridendo. In risposta ho avuto un'altra risata. Ma forse, chissà. E poi comunque ero quasi felice, e Milano era bellissima, e povero chi è così certo del contrario da non vederla.

(10/05/14)

 
Matilde Quarti su "Morte di un uomo felice"

Sulla rivista culturale militante "La balena bianca", Matilde Quarti ha scritto una bella e attenta recensione di Morte di un uomo felice, cogliendo in pieno il senso del libro - e il mio amore per Milano:

Ma soprattutto, a occupare pagine e immaginari, ci sono Saronno, la provincia lombarda, i quartieri di Milano est (o meglio nord-est): il Casoretto, incastrato tra via Padova, il Trotter e Lambrate, il deposito ATM di via Teodosio, viale Porpora. Lo sguardo parte da lì per spostarsi piano piano verso il centro, verso piazza dei Mercanti e i dintorni del tribunale, arrivando fino alla stazione di Porta Genova e ai Navigli, fra spacciatori e ristoranti popolari. Giorgio Fontana la sua Milano la descrive con affetto, richiamando sensazioni, più che impressioni visive, disegnandone una mappa ben riconoscibile.

Grazie.

(10/05/14)

 
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