Vanga

Alberto Garlini ha chiesto agli scrittori invitati a Pordenonelegge un pezzo che definisse la propria idea di scrittura. Il tutto doveva partire da un'unica parola-simbolo. Io ho scelto vanga, il mio pezzo lo trovate qui, e lo riporto nel seguito del post...

(28/04/08)

 
Ed ecco il quanto

Dunque, le notizie davvero importanti sono fondamentalmente due. Due notizie per due libri.

Il primo è il mio nuovo romanzo. Si chiama Novalis e sarà edito da Marsilio. Dovrebbe uscire a settembre, non so ancora di preciso quando. E' un libro strano, veloce e molto nero, ma al contempo pervaso da una luce tutta particolare. Una specie di lamata. Al momento lo sto rivedendo. Devo aggiustare alcune scene e dare una quadratura finale alla lingua. Ma ci siamo quasi.

Il secondo è un reportage alternativo, che sto scrivendo su proposta dell'editore stesso, e cioè Terre di Mezzo. L'idea è di raccogliere una manciata di storie di immigrati che vivono a Milano - narrarle in terza persona, con ritmi un po' diversi dalla consueta docufiction, e cercare di far emergere quelle "città nella città" che vengono tracciate dai loro passi. Un bel progetto. Sono circa a metà del lavoro. Per quanto concerne la pubblicazione, dovrebbe oscillare fra fine anno e l'inizio del 2009.

Al più presto, per entrambi i pargoli in gestazione, notizie sul work in progress. In alto i calici.

(16/04/08)

 
E adesso?

E adesso, poche lamentele. Non c'è tempo. Prendi la delusione e ficcatela in tasca, ma non dimenticarla. Coltivala e rendila rabbia: e una volta resa rabbia, coltivala di nuovo fino a renderla qualcosa di bello. Ma non lamentarti. Ti sei lamentato per una sera con una bottiglia di barbera e quattro di tuborg. E' sufficiente. Questo paese ti ha schifato? Cazzi suoi. Cazzi di chi ha obbedito ancora una volta all'illusione.

Adesso, semplicemente, mettiti a lavorare e fallo con coscienza e umiltà. Come hai sempre fatto. Soltanto, se puoi, vattene. E lascia parlare gli altri. Ogni istante perso a parlare è un istante perso e basta. Lavora e piega la testa e crea qualcosa di buono. E' quanto ti è stato insegnato fin da piccolo. Non smettere mai di credere nei tuoi valori, anche nel male più assoluto: se non altro per te stesso, per la tua dignità, per la forma minimale d'etica che difendi.

E se puoi, davvero, vattene.

Non c'è altra soluzione.

(15/04/08)

 
(Interludio)

Sabato, dopo aver cercato invano una bicicletta usata da Rossignoli in Corso Garibaldi, sono tornato al quartiere. Nel mio pezzetto di Marsiglia personale abbandonata sopra Loreto. Ho mangiato un kebab al mio posto preferito. Seduto ai tavolini di plastica rossa ho bevuto un tè e mi sono messo a leggere Jean-Claude Izzo, Marinai perduti. Un tizio sui quaranta, algerino, moglie al braccio, mi chiede: "Allora, dove si è perduto il marinaio?"

"Un po' dappertutto", dico.

"E poi torna a casa o no?"

Guardo il libro.

"Eh, non so, sono a metà."

Scoppia a ridere. Intorno, i suoi amici annuiscono e fumano narghilé. Un buon odore di menta e carbone si spande nell'aria.

Modi per sopravvivere: fare l'osservatore per l'Inter in Argentina; diventare Jean-Claude Izzo; trovare un concetto (es. la "modernità liquida" di Bauman) e camparci sopra per cinquant'anni.

(14/04/08)

 
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