Con Edgarda Maria Marcucci

Il 12 novembre scorso è stato discusso a Torino il ricorso di Edgarda Maria Marcucci, detta Eddi, combattente delle YPG (Unità di Protezione delle Donne Curde) contro l’ISIS. Eddi era stata considerata potenzialmente pericolosa e perciò posta da marzo in un regime di sorveglianza speciale – mettendo in rapporto le sue esperienze di lotta con la nostra realtà, e dando per scontato (“C’è la certezza e non solo la probabilità”) che le tecniche acquisite in Siria servano per mettere a repentaglio ordine e sicurezza, visti i suoi “precedenti” locali (in realtà non-violenti, e comunque del tutto slegati dal contesto).

Ieri gli account social di Eddi sono stati oscurati senza motivo (qui un suo videomessaggio): per una quanto mai sgradevole coincidenza, esattamente cinque anni prima erano avvenuti gli orrendi attentati parigini rivendicati proprio dall’ISIS, fra cui quello del Bataclan. Il tutto mentre in Francia, ma non solo, si discute della terrificante decapitazione del professor Samuel Paty.

Non credo serva appartenere alla sinistra libertaria per sollevare moltissime perplessità sulla situazione giuridica di Eddi; basterebbe essere liberali coerenti.
Per quanto mi riguarda e per quel che posso, oltre al mero aspetto formale, sostengo pienamente la sua causa politica e vi invito a leggere due sue interviste: per l’Espresso (1 e 2) e per Globalist: vi troverete una grandissima sobrietà nonostante le condizioni difficili, una completa assenza del vittimismo e della retorica che affliggono la nostra politica, e molta generosità. Anche nel rispetto di tale stile – che definirei gobettiano – ho raccontato la vicenda nel modo più piano possibile.

In aggiunta consiglio questo articolo e quest’altro, più recente, di Davide Grasso (anch’egli combattente contro l’ISIS), che ha anche seguito l’udienza d’appello del 12 novembre. Vedi anche un fumetto riassuntivo di Zerocalcare.

(13/11/20)