Poesia

Comincia come deve sempre cominciare, come le poesie imparate da bambino e che sembravano poi tutte uguali, endecasillabi e rime baciate, uno schermo che nascondeva le vere pulsazioni, un cuore profondo che nessuno ti insegnava a cogliere. E così siamo tornati ubriachi persi alle quattro del mattino, bevuto l'ultima birra al baracchino della piazza, fra i barboni che dormivano sulle panche di pietra e le portiere aperte da cui pulsava una musica breve, abbiamo pisciato in faccia a questa Milano di mezza estate, le stelle coperte dalle troppe luci, e il giorno rieccoci come pellegrini in qualche bar da sessantenni, a buttare giù caffè per rimettere il cervello in funzione, pastiglie di vitamina B, gli immigrati in attesa del bus: e chissà se era questo quanto volevamo da piccoli, o se in fondo c'è qualcosa nella giovinezza che cerca sempre di trovare il suo opposto: chissà se è davvero peggio scavare ancora più a fondo, fare la benedetta fiammata dove carne e spirito bruciano una volta per tutte: domande, domande, eppure qualche istante ed eravamo di nuovo all'aria aperta, improvvisamente in un parco o altrove, a guardare la luce spaccata dai rami e dalle foglie, i nugoli di bimbi intorno e il morso della ghiaia sotto i sandali: e lì forse, in qualche modo imprecisato, secondo una dinamica che mai sarà chiarita ma che somiglia a certi momenti avuti in viaggio, a vent'anni, in una città del sud o dell'est, il primo bicchiere in un bar con gli zaini a terra, la trama della lingua straniera - secondo una dinamica non lontana da quei momenti ma certo diversa per intensità e innocenza, abbiamo sentito che la poesia è cosa semplice su questa terra, la sua porta è aperta a ogni disperato e violento: ma già era pomeriggio, e poi sera, e la città reclamava i suoi diritti battendo il pugno sul petto d'asfalto, ed eccoci che sciamavamo verso casa con le mani in tasca, e dov'era finito tutto, dove quell'istante, dove la certezza che tutto sarebbe cambiato, dove i vecchi eroi - dov'erano finiti poi i nostri vent'anni, chi lo sa dov'erano finiti.

(29/07/08)

Disimparare

Arriva un momento in cui, riflettendo sulla quantità di tempo passato senza essere felice - senza essere, per la precisione, in grado di gioire davvero di alcunché, o di godere di un periodo di serenità ragionevolmente lungo -, arriva un momento in cui uno si domanda con molta pacatezza e tranquillità se la felicità sia una cosa che si può disimparare, e se questo disimparare - unito a una serie di condizioni per cui non sembra auspicabile alcun mutamento, e al passare degli anni che rende sempre più cinici e incapaci di meraviglia - se questo disimparare non porti a un'esistenza definitivamente priva di felicità (anche se forse non per questo totalmente infelice) - un'esistenza segnata, come quella di chi, dopo una brutta malattia in un'età dove il corpo non reagisce a pieno, porti i segni di tale male fino alla morte.

(13/07/08)

Cover

L'ho messa di là con tutta la storia che c'è dietro, ma la metto anche qui. Con un grande grazie a Travis Smith.



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(09/07/08)

Più o meno, il senso di tutto

"Siccome desidero assicurarmi che la mia vita non sia priva di senso e che io non sia solo sulla terra, raccolgo le parole in un libro e ne faccio dono al mondo. Il mondo mi dà in cambio dei soldi, la fama e il silenzio. Ma che m'importa dei soldi, che m'importa di contribuire a rendere più grande e perfetta la letteratura? L'unica cosa che mi importa è quella che non ottengo mai: l'assicurazione che le mie parole hanno toccato il cuore del mondo."

Stig Dagerman, Il nostro bisogno di consolazione, p. 20.

(01/07/08)

Corto circuito

(Una mail mandata poco fa ad Andrea. Copio e incollo.)

http://www3.varesenews.it/saronno_tradate/articolo.php?id=10249

fatti un giro, merita. qua nei dintorni è tappezzato di volantini che inneggiano allo sdegno.

per notizie più approfondite (c'è un punto irrisolto): http://lombardia.indymedia.org/?q=node/7321

ma sai una cosa? sono stufo anche di parlare male dell'italia. non so se ti sei accorto di questa cosa - probabilmente sì - ma sono mesi che continuiamo a elencare cose assurde che capitano. quantomeno dai fatti di perugia (ma credo anche da molto prima). e ad ogni giro usiamo le stesse parole: a che punto siamo, ma come cazzo siamo messi, è delirante, l'italia fa schifo, siamo nella merda più totale, etc. eppure tutto segue. l'inflazione è alle stelle. la xenofobia spinta al limite più assoluto (oggi sentivo una signora litigare con un commesso del supemercato riguardo il problema rom, col commesso che cercava di spiegarle che il problema è un po' più ampio di quelli son qua solo a rubare e far casino), le prese per il culo della costituzione, il deficit totale di etica civile etc.

e noi registriamo.

e commentiamo.

eppure tutto segue. e seguirà. e noi saremo sempre qui a lamentarci e registrare.

pensavamo di essere al punto zero: siamo molto oltre.

ma anche questo è commentare e registrare. e non ci stuferemo mai davvero di farlo, come un imprenditore gretto non si stuferà mai di badare al suo utile, e un prete di predicare che dio è uno e onnipotente.

non so tu, ma io sono in pieno corto circuito mentale.

(30/06/08)

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