Abba, un'ultima parola

Sul numero di novembre dello Straniero potete leggere un mio pezzo sulla morte di Abdul Salam Guibre. E' soprattutto un tentativo di fare chiarezza su alcuni punti - fra cui il significato preciso di "aggravante per finalità di odio razziale" - in un dibattito che per molti versi è stato quasi nauseante.

(09/11/08)

Babele 56: in libreria e su Repubblica.it!

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Da oggi trovate Babele 56. Otto fermate nella città che cambia anche in libreria. Andate e comprate fiduciosi.

Inoltre, date un'occhiata alla video-intervista realizzata in collaborazione con Simone e Frank di Repubblica TV (che ringrazio con il cuore per l'interesse e la professionalità): un giro visuale per via Padova, su e giù dall'autobus 56, con contributi di due dei protagonisti delle mie storie. (Fra l'altro fa piuttosto ridere vedermi in video, quindi la cosa merita in ogni caso!)

(Ah, è già che ci siete, vi ricordo anche di fare un giro sul blog di Novalis: presto nuovi aggiornamenti).

(07/11/08)

Babele 56: sulla strada!

Da oggi trovate sulla strada (cioè, presso i venditori di strada di Terredimezzo) Babele 56, il mio reportage su immigrati e Milano che cambia. Innanzitutto ecco la copertina, di cui sono parecchio soddisfatto (grande anno per le copertine, questo!).

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Due parole sul libro. Si tratta di otto storie vere che ho raccolto fra l'inverno e la primavera di quest'anno: storie di immigrati a Milano, storie dei loro viaggi, dei loro lavori, dei loro sogni, del modo in cui si rapportano alla città e nel contempo la rimappano. Storie di condivisione, di crescita personale, di crolli, di esclusione e fuga. Storie. Con la trascrizione lirica di un viaggio sulla 56, il "bus degli immigrati", a fare da cornice fluttuante. (Ora il titolo è più chiaro, suppongo).

La vita in libreria del volume comincerà il 9 novembre.

(16/10/08)

Variazioni sul tema del viaggio #5. Note a margine di un viaggio mai avvenuto

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Ho un amico, in Québec, cui voglio molto bene. Si chiama Simon Rodrigue. E', credo, la sola persona che abbia mai conosciuto che ami la vita per intero e in ogni sua forma. Sorprendentemente, questo non lo rende affatto un coglione: al contrario, Simon ha un profondo senso della sofferenza e della precarietà delle cose. Soltanto, riesce a godersi la bellezza nel modo più puro.

Io non sono un grande innamorato della vita, ma ricordo con precisione i momenti in cui abbiamo pensato al nostro grande viaggio da fare insieme, una vecchia idea nata in Francia e coltivata in Canada: stanare gli USA partendo da Montréal, fermandosi dai suoi parenti in Vermont o in Connectitut, non ricordo, e poi passare per New York e di lì accelerare verso ovest, sempre più veloci, fregandosene di chilometri in chilometro di elementi come paesaggio strada benzinai tramonti: semplicemente andare: fino al Black Rock Desert in Nevada per il Burning Man, una cosa in cui nessuno dei due credeva, una cosa come un'altra in fondo, un obiettivo esattamente come può esserlo la cima di un colle o un fiume presso cui riposarsi e da valicare il mattino dopo.

Giorni e giorni passati a casa di sua madre a Mascouche a muovere l'indice sulla mappa. Qui, qui, lì. Meglio seguire questa strada o quella. Immaginare la sua Pontiac rossa lungo le strade remote del remoto Occidente: quale sogno più banale? Quale viaggio più scontato? Eppure la gioia che ci dava quel progetto non stava nel viaggio in sé, ma nella certezza remota che non l'avremmo mai potuto fare: che ci saremmo rivisti con difficoltà negli anni a venire, com'è successo. Di viaggio in viaggio, l'uno e l'altro, a bruciare chilometri pensando al Viaggio Supremo, l'ideale follia verso cui dirigere ogni passo. Il rimpianto come forma estetica e nuova lente per leggere gli spostamenti: qualcosa di molto adatto a questi anni, direbbe qualcuno. O soltanto un cazzo di rimpianto, un cazzo di viaggio che avremmo tanto voluto fare io e il mio amico, il mio vecchio amico Simon, direbbe qualcun altro.

[Variazione #1]

[Variazione #2]

[
Variazione #3]

[Variazione #4]

(15/10/08)

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