Variazioni sul tema del viaggio #5. Note a margine di un viaggio mai avvenuto

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Ho un amico, in Québec, cui voglio molto bene. Si chiama Simon Rodrigue. E', credo, la sola persona che abbia mai conosciuto che ami la vita per intero e in ogni sua forma. Sorprendentemente, questo non lo rende affatto un coglione: al contrario, Simon ha un profondo senso della sofferenza e della precarietà delle cose. Soltanto, riesce a godersi la bellezza nel modo più puro.

Io non sono un grande innamorato della vita, ma ricordo con precisione i momenti in cui abbiamo pensato al nostro grande viaggio da fare insieme, una vecchia idea nata in Francia e coltivata in Canada: stanare gli USA partendo da Montréal, fermandosi dai suoi parenti in Vermont o in Connectitut, non ricordo, e poi passare per New York e di lì accelerare verso ovest, sempre più veloci, fregandosene di chilometri in chilometro di elementi come paesaggio strada benzinai tramonti: semplicemente andare: fino al Black Rock Desert in Nevada per il Burning Man, una cosa in cui nessuno dei due credeva, una cosa come un'altra in fondo, un obiettivo esattamente come può esserlo la cima di un colle o un fiume presso cui riposarsi e da valicare il mattino dopo.

Giorni e giorni passati a casa di sua madre a Mascouche a muovere l'indice sulla mappa. Qui, qui, lì. Meglio seguire questa strada o quella. Immaginare la sua Pontiac rossa lungo le strade remote del remoto Occidente: quale sogno più banale? Quale viaggio più scontato? Eppure la gioia che ci dava quel progetto non stava nel viaggio in sé, ma nella certezza remota che non l'avremmo mai potuto fare: che ci saremmo rivisti con difficoltà negli anni a venire, com'è successo. Di viaggio in viaggio, l'uno e l'altro, a bruciare chilometri pensando al Viaggio Supremo, l'ideale follia verso cui dirigere ogni passo. Il rimpianto come forma estetica e nuova lente per leggere gli spostamenti: qualcosa di molto adatto a questi anni, direbbe qualcuno. O soltanto un cazzo di rimpianto, un cazzo di viaggio che avremmo tanto voluto fare io e il mio amico, il mio vecchio amico Simon, direbbe qualcun altro.

[Variazione #1]

[Variazione #2]

[
Variazione #3]

[Variazione #4]

(15/10/08)

Tre sabati

Sabato 11 alle ore 18 sarò ospite del Premio Chiara, a Varese, per parlare di booktrailer (e incidentalmente di Novalis, ovvio). (Fra l'altro, spero che il premio lo vinca il mio amico Paolo Cognetti, così mi offre una cena come da patti).

Sabato 18 alle ore 17, presentazione di Novalis alla Libreria Lilliput di Bologna.

Sabato 25 io, Mattia Signorini e Maurizio Temporin, coordinati da Fulvio Panzeri, saremo a Bastia Umbra alle ore 17. A testare il polso della nuova narrativa italiana, presumo.

Se siete da qualcuna di queste parti, siateci. Vi aspetto.

(09/10/2008)

Ancora sul Dizionario affettivo

Come promesso, qui parlo nuovamente del Dizionario affettivo della lingua italiana a cura di Matteo B. Bianchi e Giorgio Vasta.

(28/09/08)

Due libri che si sfiorano

Domani esce Novalis. E poco fa ho ricevuto le bozze di Babele 56, il mio libro di storie di immigrati milanesi per TerrediMezzo. Nella forbice di una sera, due libri si sfiorano. Non credo capiti spesso.

(23/09/08)

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