Un corso sulla libertà

Tutti i martedì dal 7 giugno al 5 luglio terrò cinque lezioni sulla libertà presso la libreria Gogol&Company a Milano.

Il tema è sterminato e già l'idea può sembrare prova d'arroganza (o di delirio). Dunque metto subito le mani avanti: non ho alcuna pretesa di essere esaustivo, ma soltanto la volontà - come recita il titolo del corso - di tracciare un "piccolo sentiero" per riflettere meglio su questo valore, così invocato e insieme così negletto. Mi sembrava urgente, specie in un periodo dove il baratto fra libertà e sicurezza appare molto diffuso.

Parleremo di La Boétie, degli anarchici, del Saggio sulla libertà di Mill, del totalitarismo, di Carlo Rosselli, del legame fra libertà e responsabilità, di Dostoevskij, di Sartre... Nella speranza che le lezioni si trasformino anche in occasione di dialogo.

Ecco i titoli degli incontri:

1. Introduzione: quale libertà? Storia e pratica di un concetto delicato
2. I nemici della libertà: servitù volontaria, totalitarismo, irresponsabilità
3. Fra libertà e giustizia: liberalismo e socialismo liberale
4. "Il massimo possibile di libertà": la lezione degli anarchici
5. In cammino verso la libertà: educazione e autonomia (e un po' di letteratura)

Il corso si terrà dalle 19h30 alle 21h30 e costa 150 euro; per iscriversi basta mandare un'email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le iscrizioni chiudono il 30 maggio.

(29/04/16)

Che ce ne facciamo di tutte queste immagini?

Salendo sull'aereo, una ragazza di fronte a me si volta all'improvviso e fotografa la desolazione dell’aeroporto di Malpensa. Il suo iPhone elabora quel frammento di realtà e lo trasforma in una serie ordinata di pixel. Sull'ultimo gradino mi chiedo: come mai ha voluto un'immagine del genere? Avrebbe potuto cercare "Milano Malpensa" su Flickr o Google Images e ottenerne una equivalente. Soprattutto, avrebbe potuto evitare di fotografare uno scorcio così insignificante di realtà. Ma non l'ha fatto. Perché? Innanzitutto perché questo non avrebbe documentato il suo presente, il suo essere lì in quell'istante; e poi perché poteva. Come scrive Neil Postman nel suo seminale Technopoly (Vintage Books 1993): "Ogni cosa sembrerà un’immagine a chi ha in mano una macchina fotografica.

Ogni cosa è ormai replicabile (e tendenzialmente replicata) da chiunque, perché ognuno di noi ha in tasca il necessario. Secondo un report del 2015 di Magisto condiviso da Gigaom, ogni possessore di smartphone scatta circa 5 fotografie al giorno (e, cosa più importante, ne custodisce in memoria una media di 630). Ma i numeri possono aumentare molto in fretta; credo che chiunque di noi possa testimoniare la frenesia della registrazione visuale che ci prende a volte. Una stima dell’esperto di tecnologia Benedict Evans parla di più di due trilioni di immagini caricate online nel solo anno scorso (per intenderci: due trilioni sono duemila miliardi). I social network ne sono stracolmi, e diventano sempre più orientati alla loro gestione e condivisione.

Ma che ce ne facciamo davvero di tutte queste immagini?

[continua a leggere sul sito di IL Magazine]

(27/04/2016)

Bruxelles

Dal 25 aprile al 20 maggio sarò a Bruxelles, ospite come writer in residence presso la casa internazionale della letteratura Passa Porta. Nel dettaglio, starò nel quartiere di Saint Gilles (non lontano dalla porta di Halle). Sono molto contento dell'opportunità.

Intanto è già previsto un incontro pubblico: il 28 aprile chiacchiero con Nathalie Skowronek dei miei ultimi romanzi.

Durante la residenza mi concentrerò sui prossimi progetti di narrativa e saggistica, ma spero anche di mandarvi qualche dispaccio dalla città.

(18/04/16)

Su "The Human Right to Dominate"

Sembra difficile provare sospetto nei confronti dell’espressione diritto umano. Cosa c’è di più universale e condivisibile, quale elemento giuridico — fin dal suo stesso nome — porta il marchio di assoluta priorità rispetto alle leggi locali? Eppure, nella pratica contemporanea, la necessità di garantire tali diritti nasconde delle contraddizioni insanabili. Il prezioso lavoro di Nicola Perugini e Neve Gordon, The Human Right to Dominate (Oxford University Press 2015, di prossima pubblicazione per nottetempo) ci aiuta a capire perché.

Il punto di partenza dei ricercatori è che esiste una relazione profonda tra diritti umani e arte politica del dominio statale. A partire dal nuovo millennio, i conservatori americani hanno iniziato a usare questo linguaggio per esercitare meglio la loro autorità: una strategia che si è diffusa rapidamente ed è stata usata anche da Marine le Pen o Geert Wilders in Olanda. In tutti i casi si tratta di sfruttare l’alfabeto universale dei diritti umani per ridurlo a un’edizione estremamente selettiva e locale, che ne garantisse l’applicazione per una determinata fetta di individui. Proprio perché l’aura di immediata giustizia che circonda tale alfabeto consente di usarlo come potentissimo strumento di organizzazione dell’autorità. Come scrivono Perugini e Gordon, “I discorsi sui diritti umani hanno il potere di modellare categorie legali e morali (vittime e carnefici), e di invertire e sovvertire la definizione del rapporto di potere nel quale sono invocate”.

[continua a leggere sul sito dello Straniero]

(29/03/16)

Scrittura digitale a Torino

L'11 e il 12 giugno terrò un corso full immersion di scrittura digitale presso la Scuola Holden, a Torino.

Se vi interessa, qui trovate tutte le informazioni. Il termine delle iscrizioni è il 30 maggio 2016.

(28/03/2016)

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