La nostra carriera di lettori

Su YouTube è disponibile l'intervento completo che io e Marco Missiroli abbiamo tenuto al Festival della Mente di Sarzana, dal titolo "La nostra carriera di lettori".

(30/09/15)

Dood van een gelukkig man

Fresca di stampa, è uscita la traduzione olandese di Morte di un uomo felice: il titolo è identico all'originale, e la casa editrice è (come per il romanzo precedente) Wereldbibliotheek.

(18/09/15)

La medicina Camus

In un saggio pubblicato quarant'anni fa sulla rivista "Plural" (e ora disponibile nel volumetto Tra Sartre e Camus, Scheiwiller 2010), Mario Vargas Llosa invitava a rileggere Camus e comprenderlo alla luce della sua "triplice condizione di provinciale, uomo di frontiera e membro di una minoranza". Aggiungo un quarto elemento: il suo appartenere al mondo mediterraneo — il suo difenderne un'idea non banale. L'anno che comincia a chiudersi, che intravede il suo autunno, ha di nuovo visto questo mare al centro delle cronache — il referendum greco e le dimissioni di Tsipras, più di duemila migranti morti in acqua fra i molti che hanno affrontato il viaggio verso l'Europa. E potremmo aggiungere la situazione a Gaza (che Mohammed Omer sul New York Times ha definito di recente un Gulag sul Mediterraneo), il caos libico, i braccianti morti nei campi in Puglia, gli scontri in Libano, la Turchia autoritaria di Erdogan...

Ma per quanto riguarda l'immaginario? Che ruolo ha, se lo ha ancora, il concetto di Mediterraneo quando il suo nord si impegna solo a difendere i confini, fino ad ergere dei muri o sparare lacrimogeni contro persone e bambini indifesi? In questo senso, la parola lucida di Camus ha un effetto quasi farmaceutico; va molto oltre il richiamo semplicistico al pensiero greco classico che ha colpito tanti editorialisti, e offre una serie di spunti concreti per ridare senso al Mediterraneo come luogo inclusivo. Quest'estate è stata la mia medicina personale; e credo possa anche avere un buon effetto collettivo.

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(15/09/15)

Pier Vittorio Tondelli, nel sessantennale

Sessant’anni fa, il 14 settembre 1955, nacque a Correggio Pier Vittorio Tondelli – e se la parola influente ha un qualche senso, allora lui è stato senz’altro uno degli scrittori più influenti della sua generazione. Ancora oggi facciamo i conti con la sua opera, ancora oggi ci domandiamo in che modo rileggerlo e come gestire questa variegata eredità.

Innanzitutto, credo sia indispensabile fare piazza pulita delle incrostazioni “generazionali” che affliggono la sua figura. Come scriveva Antonella Lattanzi in occasione dell’anniversario di Altri libertini, è con Tondelli che entra nell’immaginario collettivo ed editoriale la categoria dello “scrittore giovane”. Questo da un lato ha fatto da apripista a una leva di narratori come De Carlo, Del Giudice e Piersanti; dall’altro ha offerto a una certa critica la possibilità di abusare del concetto, invertendo la polarità tra aggettivo e sostantivo. Ancora oggi, spesso, non conta tanto l’essere scrittore quanto l’essere giovane.

Ma soffermandoci sul preteso giovanilismo o maledettismo di Tondelli (pensiamo alla condanna per oscenità e oltraggio alla morale pubblica che cadde su Altri libertini) rischiamo di perdere di vista una delle parole più belle, e che il nostro ha cantato con autentico pudore: appunto, giovinezza. La meraviglia del mondo. La confusione personale. I dolori della crescita. E più di tutto il desiderio: dalle sue forme più voraci e istintuali a quelle più complesse e mature, ma non meno schiavizzanti.

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(12/09/15)

Le storie di settimana scorsa (03-08-15)

Italiani dipendenti dai farmaci, l'attualità di Leopardi, trapianti di organi, un reportage sulla Tiburtina, la crisi finanziaria cinese da un punto di vista politico, la diseguaglianza sociale in serie A, i Laibach in Corea del Nord e altro nella consueta rassegna su Internazionale.

(03/08/15)

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