Hilary Putnam

Ieri è morto il filosofo su cui mi sono laureato, Hilary Putnam. Uno dei più grandi pensatori americani del Novecento.

Per il sito di IL ho scritto un pezzo in sua memoria.

(14/03/16)

Un intervento su Stig Dagerman

stig dagerman

Il prossimo 6 marzo, nell'ambito della manifestazione SundayPark di Elita, terrò un intervento sul mio amato Stig Dagerman con delle letture dell'attrice Federica Carra.

L'intervento avrà luogo fra le 18 e le 19 nella Sala Treno Blu del Teatro Franco Parenti, in via Pier Lombardo 14 a Milano.

(29/02/16)

Mort d'un homme heureux

Mort d'un homme heureux

Oggi è in tutte le librerie la traduzione francese di Morte di un uomo felice: il titolo è il medesimo, Mort d'un homme heureux. L'editore è Seuil.

E come per il romanzo precedente, sono particolarmente fortunato: la traduzione, splendida, è di François Bouchard.

(04/02/16)

La storia di Radio Popolare

radio popolare

Cos'è Radio Popolare? Un'emittente radiofonica di sinistra, certo: ma anche un collettore di energie urbane, un polo di sperimentazione, e più ancora un luogo dove l'autonomia e la libertà sono continuamente rinegoziate, nella pratica concreta del dare informazione e in quella parallela, altrettanto cruciale, dell'ascolto rivolto al pubblico.

Per molti versi un caso unico: mentre l'industria dell'informazione oggi cerca disperatamente di creare community e dare un valore aggiunto ai suoi fruitori, quarant'anni fa Radio Popolare scopriva il valore comunitario del mezzo in maniera naturale, quasi sorgiva. Le sue tappe cruciali mostrano in filigrana una lunga storia cittadina, italiana e globale: centinaia di protagonisti, tantissime voci, programmi che nascono e muoiono, una messe di idee convergenti e opinioni contrastanti, litigi vari, grandi momenti di gioia, addii...

Di tutto ciò ho cercato di dipingere un ritratto sul numero in edicola di "Pagina 99". Un ritratto parziale, inevitabilmente, ma appassionato. Quello di una radio e della sua città, Milano: quello di una frequenza e delle pulsazioni che ha saputo generare in chi l'ha amata e l'ama — qualcosa che va ben oltre le mere onde di trasmissione.

Il lungo articolo esce nella serie dei "Fuoribordo" curata da Alessandro Leogrande.

(16/01/16)

Su Topolino

Sul numero di Topolino in edicola oggi (il 3135) c'è la mia prima storia a fumetti per il settimanale, dal titolo "Zio Paperone e la disfida dei regali". I disegni sono di Roberto Vian - che fra l'altro ha piazzato un'adorabile sorpresina: guardate che libro legge lo zione in fondo a pagina 114.

E ora.

So che potrà suonare sentimentale (questo è un post molto sentimentale), ma sono davvero emozionato e felice. Chi mi segue da qualche tempo conosce la mia passione per i fumetti, ma forse non conosce con esattezza l'importanza di Topolino nella mia vita di lettore - e non solo.

È grazie a Topolino che ho iniziato a leggere. Di più: è grazie a questi albi che ho iniziato ad amare le storie. Prima ascoltandole raccontate dai miei genitori, poi seguendole da solo. Nell'infanzia, nell'adolescenza e anche nell'età matura: pensare a Topolino come un mero "prodotto per bambini" è profondamente sbagliato, perché fraintende la complessità del suo mondo e dei suoi personaggi: che, per la stragrande maggioranza, sono appunto adulti e si comportano da adulti. Litigano, oziano, fanno affari, commettono crimini, sventano crimini, combinano disastri, stringono amicizie, viaggiano, girano in automobile, vivono avventure. (Il grande Carl Barks una volta disse che non c'era differenza fra i suoi personaggi e la vita che dovevano affrontare i suoi lettori).

Cominciando a raccontarli mi sono accorto con maggiore chiarezza di questo aspetto. Per la prima volta avevo a che fare con un parco di caratteri dotati di psicologie già molto ben definite, e personalità che sono andate sedimentandosi grazie allo straordinario lavoro della scuola italiana di Topolino: non solo i grandi maestri come Romano Scarpa, Rodolfo Cimino, Giorgio Cavazzano, Massimo de Vita, ma anche i tantissimi altri bravi "artigiani" - e uso questo termine nel senso più nobile - che nei decenni hanno creato storie divertenti, brillanti, a volte semplici ma mai scontate. (Se non lo sapete, sceneggiatori e disegnatori italiani dominano quasi per intero la scena mondiale di questo fumetto).

Tale patrimonio può facilmente mettere in soggezione - ed è giusto così. Raccontare le storie dell'universo topo&papero è un privilegio enorme e insieme una sfida, ma in nessun caso un limite alla creatività del singolo. Lavorando alle mie prime storie ho scoperto come Paperino, Topolino, Zio Paperone e gli altri siano personaggi inesauribili. Esistono dei paletti e dei limiti, certo, ed è indispensabile ricordare che si sta scrivendo per un pubblico fatto per lo più di bambini e ragazzi: ma trattare quei personaggi - personaggi adulti, ripeto - in maniera infantile è un errore tragico e di più: una mancanza di rispetto.

La mia avventura topolinesca comincia dunque qui, con il numero di Natale. Da bambino avevo l'abitudine di rileggere, ogni sera della vigilia, la Trilogia della spada di ghiaccio di Michelini e de Vita: quindi per me non c'è regalo migliore - ritrovare quella meraviglia e per una volta provare a restituirla, con i miei mezzi, a nuovi lettori.

Tutto questo non sarebbe mai accaduto se non fosse stato per Tito Faraci, amico, grande sceneggiatore ed editor di Topolino. Per diverso tempo mi ha buttato lì l'idea di scrivere una storia - e per diverso tempo ho nicchiato, dicendo che dovevo studiare (era vero: detestavo l'idea di fare lo scrittore che si improvvisa sceneggiatore; la tecnica non si inventa da un giorno all'altro). Quando ho vinto i miei timori, ho avuto (e ho) il privilegio di averlo a fianco per dirmi cosa va bene e cosa invece no, sempre con bravura e onestà.

Quindi, Tito: grazie di cuore. E naturalmente grazie anche alla direttrice Valentina de Poli, a Davide Catenacci e a tutto il team di Topolino.

Già questo basterebbe: eppure c'è dell'altro: l'entusiasmo che ho condiviso con i colleghi davanti a un bicchiere di vino, la sfida di trovare la battuta giusta o la messa in scena migliore, l'idea scambiata, il consiglio, lo spunto messo in comune. Perché in questo caso più che mai siamo tutti cantastorie di qualcosa di più vasto.

A Paperopoli come a Topolinia non si entra per la strada maestra, ma solo per una delle tante vie minori: e da lì si ritaglia il proprio percorso.

La strada maestra, se c'è, è solo di Zio Paperone: che fra le altre cose è il mio personaggio preferito. Ma il motivo ve lo racconto un'altra volta.

(23/12/15)

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