I miei stupidi intenti

Ho letto con grande ammirazione e meraviglia I miei stupidi intenti, l’esordio del venticinquenne Bernardo Zannoni. Di primo acchito appare come un romanzo di formazione con una faina — Archy — quale protagonista e narratore, nutrito dalla sua progressiva scoperta del mondo e degli altri: ma sarebbe una descrizione assai riduttiva.

Di fatto Zannoni non usa gli animali come simboli, né li umanizza superficialmente: mostra anzi la faglia che li separa da noi e il tentativo di Archy di superarla per attingere a una felicità e una crudeltà diverse: una quest dove l’oggetto da conquistare è innanzitutto il significato. (E niente può difendere la nostra fragile faina, come chiunque, dal prezzo da pagare in cambio del significato: essere figlio di Dio è affare arduo, materia di tragedia).

Lungo tale sentiero Zannoni rinnova un dispositivo antico e nobile, che va dalle fiabe alle storie di animali di Kafka, attraverso cui riscopriamo il bosco, la neve, la fame, l’amore, la brama, la violenza, Dio e la morte come se ci colpissero per la prima volta, intatto il loro mistero, ribattezzati da una lingua limpida, tesa ed essenziale.

Davvero non c’è nulla dell’esordiente in questo miracoloso romanzo che Marco Missiroli ha giustamente definito “in stato di grazia”: c’è invece una saggezza remota e profonda, di sapore biblico; c’è il segno inequivocabile della letteratura. Tutte le mie congratulazioni, tutti i miei auguri.

(10/09/21)

Voce ai bambini

Gli amici della Grande fabbrica delle parole in collaborazione con la Fondazione de Agostini hanno lavorato a un bellissimo progetto, Diamo voce ai bambini. Si tratta di una raccolta di testimonianze sulla scuola in emergenza pandemica, appunto da parte di bambine e bambini di tutta Italia: forse il più grande rimosso dell’anno e mezzo trascorso, in cui l’esperienza infantile era dimenticata, raccontata con paternalismo oppure malamente strumentalizzata. Questo sito invece la raccoglie e la fa emergere in prima persona.

(27/05/21)

Emma

Esce oggi il primo numero di Emma, rivista semestrale di culture e pensieri libertari, che predilige il ragionare lento e approfondito: potete acquistarla singolarmente oppure abbonarvi.

Per questo ricco numero iniziale – in cui si parla fra le altre cose di critica della storture sociali, ecologia, frontiere, montagna, autogestione, micologia – ho scritto un pezzo su Carlo Levi dal titolo Chi ha paura della libertà.

(25/03/21)