Fulvio Panzeri (1957-2021)

Ho appreso con enorme tristezza della morte di Fulvio Panzeri. I suoi funerali si terranno a Renate mercoledì 27 ottobre alle 14h30.

Conobbi Fulvio quattordici anni fa: gli devo molto e ho sempre avuto molto per cui ringraziarlo: per la prima parola gentile e disinteressata che mi fu rivolta, al tempo degli esordi; per il suo sostegno; per l’acume, la curiosità e la libertà del suo sguardo; per la spinta a leggere più attentamente Giovanni Testori. La curatela dell’opera omnia di Tondelli, scrittore che conosceva alla perfezione, è un ottimo esempio dello stile cristallino e dell’abnegazione che poneva in ogni impresa intellettuale – interessato com’era, scrive benissimo Alessandro Zaccuri, alla “ferita da medicare, il nodo da sciogliere, il rischio e la bellezza di porsi davanti alla realtà in modo disarmato”. Sono cose che non si dimenticano.

Un po’ per le logiche ineffabili del mondo editoriale e un po’ per indole si teneva piuttosto ai margini, anche geografici (la sua amata Brianza, dove insegnava e dove viveva, impegnandosi per far vivere la cultura materialmente nei comuni della zona, nelle biblioteche, nelle scuole): ma non c’è nulla di marginale nel lavoro critico che ha portato avanti nei decenni senza pregiudizi, con chiarezza e devozione, senza mai scadere nella polemica triviale, e che invito a scoprire o riscoprire. Ciao Fulvio: ci mancherai.

(25/10/21)

La notte dei senza dimora 2021

Dopo l’edizione rimandata dell’anno scorso, il 16 ottobre torna in piazza sant’Eustorgio la Notte dei senza dimora di Milano: l’evento dedicato alle forme gravi di emarginazione sociale e al problema – quanto mai grave e urgente – della mancanza di un alloggio. Ci sarà musica, ci sarà teatro sociale, ci sarà una cena collettiva; e ci sarà soprattutto la possibilità di informarsi, conoscere persone e aiutare.

Io partecipo al solito come volontario di MIA e come giurato del premio Isacchi Samaja (sezione narrativa e poesia).

(29/09/21)

I miei stupidi intenti

Ho letto con grande ammirazione e meraviglia I miei stupidi intenti, l’esordio del venticinquenne Bernardo Zannoni. Di primo acchito appare come un romanzo di formazione con una faina — Archy — quale protagonista e narratore, nutrito dalla sua progressiva scoperta del mondo e degli altri: ma sarebbe una descrizione assai riduttiva.

Di fatto Zannoni non usa gli animali come simboli, né li umanizza superficialmente: mostra anzi la faglia che li separa da noi e il tentativo di Archy di superarla per attingere a una felicità e una crudeltà diverse: una quest dove l’oggetto da conquistare è innanzitutto il significato. (E niente può difendere la nostra fragile faina, come chiunque, dal prezzo da pagare in cambio del significato: essere figlio di Dio è affare arduo, materia di tragedia).

Lungo tale sentiero Zannoni rinnova un dispositivo antico e nobile, che va dalle fiabe alle storie di animali di Kafka, attraverso cui riscopriamo il bosco, la neve, la fame, l’amore, la brama, la violenza, Dio e la morte come se ci colpissero per la prima volta, intatto il loro mistero, ribattezzati da una lingua limpida, tesa ed essenziale.

Davvero non c’è nulla dell’esordiente in questo miracoloso romanzo che Marco Missiroli ha giustamente definito “in stato di grazia”: c’è invece una saggezza remota e profonda, di sapore biblico; c’è il segno inequivocabile della letteratura. Tutte le mie congratulazioni, tutti i miei auguri.

(10/09/21)