Sul mutuo appoggio

È stato rinfrancante leggere in questi giorni Il mutuo appoggio del geniale Pëtr Alekseevič Kropotkin (1842-1921), appena edito da elèuthera nella nuova traduzione di Giacomo Borella, la prima dall’originale inglese: non fosse altro perché ci libera da un cinismo in cui è davvero troppo semplice indulgere.

Abbandonata in giovane età la corte russa, il principe che sarebbe diventato anarchico si mise in viaggio per la Siberia e la Manciuria. Qui raccolse una mole di osservazioni del mondo animale, sulle quali costruì un’ipotesi di fondo: insieme alla lotta reciproca, un fattore chiave dell’evoluzione è il “mutuo appoggio e reciproca difesa tra gli animali appartenenti alla stessa specie o, almeno alla stessa società”. Darwiniano, Kropotkin chiarisce che senz’altro “la vita è lotta; e in questa lotta il più adatto sopravvive”. Ma è il modo in cui si articola il combattimento a essere spesso frainteso: la competizione fra singoli per cibo e sicurezza è sovrastimata, tanto quanto è sottostimata la loro cooperazione.

Le pagine in cui Kropotkin descrive la solidarietà in azione fra gli animali sono splendide anche da un punto di vista letterario, e in esse vibra una sobria commozione. Ma il russo è scienziato rigoroso, dunque lungi dal sostenere che tale comportamento si fondi su concetti troppo specifici come l’amore o la simpatia: “Non è l’amore per il mio vicino — che spesso non conosco per nulla — che mi spinge ad afferrare un secchio d’acqua e a precipitarmi verso la sua casa quando vedo che sta bruciando: ad animarmi è un sentimento o un istinto molto più ampio, anche se più vago, di solidarietà o di socievolezza umana”. E questo sentimento “ha insegnato tanto agli animali quanto agli uomini la forza che possono acquisire dalla pratica del mutuo appoggio e dell’aiuto reciproco, e le gioie che possono trovare nella vita sociale”.

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(30/05/20)

Incontro con Gabriele di Luca

Il 18 maggio alle 18, sulla pagina Zoom di Alphabeta Verlag, presenterò insieme a Gabriele di Luca il suo bel “diario in pubblico”, E quindi uscimmo a riveder la gente. (Consiglio anche di leggere le intelligenti riflessioni che Gabriele posta con regolarità sul suo blog, e che dialogano idealmente con questo libro).

(15/05/20)

Incontri annullati e rimandati

A causa delle nuove disposizioni del governo per il contenimento del nuovo coronavirus, molti dei miei incontri fissati in precedenza sono stati annullati o (se possibile) rimandati. Terrò aggiornata costantemente la pagina relativa; potete inoltre consultare il sito di Sellerio.

(Aggiornamento)

Tutti gli incontri di marzo (salvo quelli in streaming) sono saltati. Invito a chiunque legga questo sito a preoccuparsi innanzitutto di chi è ammalato e di chi è più fragile e debole (non solo i propri cari); a seguire le linee guida per il nuovo coronavirus; a non abbandonarsi al panico; a comprendere che i sanitari sono sottoposti a uno sforzo enorme. In ogni caso cercherò in ogni modo di recuperare le presentazioni annullate.

(05/03/20)

Letteratura senza aggettivi

Questo è il testo della conferenza dal titolo Letteratura libertaria? Il caso Stig Dagerman tenuta all’Ateneo degli imperfetti di Marghera il 5 ottobre 2019, leggermente rivisto dopo alcune osservazioni scaturite nel dibattito. Grazie a Francesco Codello per l’invito, a Elis Fraccaro per la conduzione e il giro a Marghera, a Gigi Artusi per avermi mostrato largo Pinelli a Dolo.

Nel suo saggio Il punto cieco, lo scrittore spagnolo Javier Cercas suggerisce di “definire il romanzo come un genere che si prefigge di proteggere le domande dalle risposte”: la risposta alla domanda posta – una questione esistenziale, sociale, o anche politica – è il romanzo stesso. Il romanzo stesso, non una morale più o meno nascosta che il lettore deve intuire dietro la storia.
Certo si può iniziare a creare perché mossi dallo sdegno per le ingiustizie, o per amore di una causa: anzi, molto spesso è una spinta estremamente salutare. Vale per il romanzo così come per qualsiasi forma d’arte: fra i mille esempi possibili, penso ai Funerali dell’anarchico Pinelli di Baj o ad Alabama di John Coltrane. Ma quando la causa stessa prende il sopravvento sul racconto – quando arrivano le risposte chiare, diciamo – allora lo scrittore diventa un politicante di basso rango o un prete. In entrambi i casi, qualcosa di parecchio fastidioso. E d’altro canto non basta affatto essere sdegnati per produrre qualcosa di artisticamente valido: contempliamo l’opera di Baj e ascoltiamo il brano di Coltrane perché sono bellissimi; se fossero brutti, avrebbero al più un valore documentario.
Ora: il tema dell’impegno civile in letteratura è stato affrontato centinaia di volte, e non pretendo di aggiungere nulla di particolarmente nuovo durante questa conferenza; se possibile, però, vorrei indagare il tema ad uso di una riflessione libertaria. Perché per uno scrittore che ritiene scontato il suo ruolo nella società, il problema si esaurisce subito. Ma per uno scrittore cosciente delle storture del mondo il problema non è affatto esaurito: ancor più se libertario, perché aggiunge alla sensibilità verso i danni del dominio la rivendicazione dell’autonomia individuale. Nessuno meglio dello svedese Stig Dagerman ha incarnato questo conflitto, fino alle più tragiche conseguenze.

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(18/02/20)

Prima di noi

Il 30 gennaio uscirà, nella collana Il contesto di Sellerio, il mio nuovo romanzo Prima di noi. È una lunga saga di quasi novecento pagine, che attraversa quattro generazioni: racconta la storia della famiglia Sartori dal 1917 al 2012, dal Friuli rurale alla Milano contemporanea, con diramazioni (fra le altre) in Francia e Nordafrica.

Ho iniziato a pensare a questo libro più di dieci anni fa, e da allora ho sempre dedicato un po’ di tempo alla sterminata ricerca di cui necessitava: libri, interviste, conversazioni, ricordi, viaggi, archivi. Durante gli ultimi quattro anni mi sono immerso nella stesura e nelle numerose revisioni.

Riassumere le vicende degli undici protagonisti è difficile e, credo, non molto utile. Dirò allora che ogni membro dei Sartori sperimenta una difficoltà radicale di stare al mondo: che desideri rivoluzione, pace, fede o conoscenza, la luce della certezza gli è sempre negata o la rifugge; ma non per questo smette di lottare. Ognuno è animato dalla volontà irriducibile di distinguersi da chi lo ha messo al mondo: essere poeti, partigiani, anarchici, fotografi, cantanti o filosofi è innanzitutto un modo per combattere l’eredità dei padri e cercare una risposta alla domanda che attraversa il libro in varie forme: in che modo possiamo amare degnamente, ed essere degni oggetti d’amore?

Vorrei ringraziare la casa editrice Sellerio per l’impegno, il coraggio e la dedizione profusi in questa avventura.

La prima presentazione sarà a Milano al Teatro Franco Parenti con Benedetta Tobagi e Marco Missiroli, accompagnati dalle letture di Giulia Viana e dalla musica di Pietro Leveratto.

(15/01/20)