Mettere a frutto le idee

Leggo il nuovo pamphlet di Carlo Boccadoro, Analfabeti sonori, interessante e ben argomentato come sempre. A un certo punto l'autore scrive:

Contrariamente a quello che pensano molti non-musicisti, i compositori raramente aspettano che l'ispirazione li colga all'improvviso: si tratta invece di un lavoro dove ogni pensiero (ritmico, melodico, timbrico) che si presenta all'immaginazione viene analizzato e studiato in tutte le sue possibilità per poterne estrarre il massimo.
Può essere qualunque cosa: un accordo trovato mentre si improvvisa al pianoforte, una figurazione di ritmi che appare in sta magari mentre ci si trova al supermercato, una breve sequenza di note. In genera si tratta di piccolissimi elementi, veri e propri semi da far germogliare con cura. Non bisogna certo essere compositori per avere questo tipo di idee musicali, a molti può capitare di creare un frammento melodico interessante oppure di pensare a un ritmo curioso: la differenza tra chi è compositore e chi non è lo sta proprio nella capacità (tecnica, ma non solo) di mettere a frutto le idee, non solamente di averne.

Mi sembra che queste parole valgano, con le dovute differenze, anche per la scrittura letteraria: che non è folgorazione o stato di grazia bensì esplorazione cosciente e rigorosa di uno spunto che da solo si spegnerebbe subito; un lavoro complesso dove si fondono immaginazione, tecnica e riflessione, e che non dà per scontato alcun aspetto del tema in esplorazione. Avere un'idea è poca cosa; metterla a frutto è il punto.

(21/07/19)

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