Su una foto di Ghirri

Vado alla mostra Luigi Ghirri — Il paesaggio dell'architettura alla Triennale di Milano. Fra le molte splendide fotografie resto colpito da una in particolare, questa:

Il titolo è "Ravenna, rocca Brancaleone, scenografia di Aldo Rossi per la Lucia di Lammermoor, 1987". La riproduzione digitale in bassa non rende affatto la forza dell'originale, davanti alla quale sono rimasto a lungo; tuttavia è comunque utile per orientarsi.

Forse altre immagini presenti alla mostra erano più belle o significative: qui però c'è come un eccesso, una sovreccitazione dei sensi — un'abbuffata della luce assorbita dalla macchina.

Per cominciare, la presenza umana è irrilevante; il tempo di esposizione lungo trasforma classicamente le persone in spettri appena mossi, suggerendo allo sguardo di non badarvi e di alzarsi, perché è poco sopra che arriva l'essenziale. La superficie dei palazzi illuminati dietro al palco svetta contro quelli rimasti al buio, ma è quasi bidimensionale: la fotografia è così densa da ricordare subito il legante oleoso della pittura fiamminga; il tono di fondo è fiabesco; il cromatismo è pastoso, felicemente esagerato; e io ho già visto quegli edifici in un quadro di Bosch o di Bruegel. Li ho già visti, e rieccoli a Modena nella realtà interpretata da Ghirri: dimostrazione impeccabile di come la fotografia non si limiti affatto a riprodurre il mondo ma lo ricrei parzialmente.

La differenza barthesiana fra studium e punctum sembra quasi azzerata. Tutto è così denso, tutto è così equamente importante per l'occhio, che l'occhio stesso si perde e fantastica. E che dire del crepuscolo? Il colore del cielo invita spontaneamente all'esattezza lessicale, alla ricerca di termini precisi per indicarne le progressive sfumature. Il linguaggio è sollecitato dallo scatto e messo alla prova: di colpo mi ha preso come un'ansia di prendere appunti, una volontà di collegare punti, dire molte cose riguardo a questa foto; ma nel contempo avrei voluto tacere — l'immagine stessa mi spingeva al puro godimento sensibile, perché di fondo che altro aggiungere, come commentare se non mostrando lo scatto così com'è? Guardami e stai zitto. Il massimo del piacere gratuito e il massimo del senso disponibile allo scavo: forse è questa la traccia della grande arte.

(08/07/18)

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