I nazisti e le ghette di Wodehouse

Leggo Homo ridens, un bel saggio di P. L. Berger sull'onnipresenza dell'elemento comico nella storia dell'umanità.

Personalmente detesto il sarcasmo, ma non per questo sono insensibile all'umorismo: anzi: e già il fatto che trovi enorme piacere nello scrivere per Topolino dovrebbe dimostrarlo.

Ridere (che è diverso dall'abitudine al deridere) mi pare una delle cose più belle che possediamo; e la comicità può essere anche uno straordinario strumento di conoscenza. Di certo chi è sempre serio provoca in me profondo scetticismo: grigiore e tetraggine non sono attributi dello studio e dell'attenzione ma della superficialità e dell'abitudine al pensiero uniformato. Il totalitarismo è nemico della risata perché non può nulla contro di essa; è un immediato segnale di libertà. Su questo tema Kundera ha scritto pagine indimenticabili: conviene riaprire i suoi Testamenti traditi e la sua Arte del romanzo.

Comunque: in una nota del suo libro, Berger racconta questo piacevole aneddoto riguardante l'opera di Wodehouse - lo scrittore comico inglese, creatore dei romanzi di Jeeves:

I servizi segreti tedeschi, straordinariamente privi di ogni forma di senso umoristico all'inglese, leggevano Wodehouse nella convinzione che potesse fornire loro una descrizione etnograficamente precisa della vita nel suo paese d'origine. Paracadutarono sul suolo britannico un agente che indossava le ghette: fu immediatamente individuato e arrestato.

(10/12/17)

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