Ai maschi come me, sul femminicidio

Credo abbiate letto tutti di quanto accaduto a Lecce: uno degli ultimi episodi di una consuetudine che dura da sempre - non uso la parola tragedia perché non lo è; è appunto un costume, un'usanza, qualcosa che si ripete e per cui tutti noi, maschi democraticissimi e che mai alzeremmo un dito contro una femmina, proviamo orrore.

Ma è sufficiente? No, assolutamente no. Perché anche noi maschi democraticissimi siamo molto indulgenti su modi di dire e fare che creano un brodo di coltura per questi atti: "Quella troia non me l'ha data"; "Si vestono così e poi si lamentano"; "Va' te quella puttanella cosa si crede di essere"; eccetera.

E pochi che ammettano la terribile verità. Non esiste donna che conosco che non sia stata molestata in maniera anche solo leggera da qualche maschio sul lavoro; non esiste donna che non abbia fatto fatica una volta nella vita a girare da sola per la città; praticamente non esiste donna che non abbia avuto problemi in quanto femmina nel mondo.

E la violenza sulle donne uccide moltissime più vite del terrorismo; ma è una violenza per lo più silenziosa, che compare nelle quinte o seste pagine dei giornali - a meno di non avere risvolti morbosi o particolarmente osceni - e soprattutto non attecchisce al bar. (Uso la metafora del bar per comodità, ma anche no - fuor di metafora: andate in qualunque bar di provincia, o in un normale caffè al mattino, e ascoltate cosa dicono i maschi). (Essere cresciuto a Caronno Pertusella aiuta, malamente, in tal senso).

Ora: parole e comportamenti beceri ma non violenti portano automaticamente a gesti terrificanti come i pestaggi e il femminicidio? No. A volte sono spacconate da bar, appunto: cameratismo maschile in cui capita di indulgere, specie da ragazzi: ma sono indice di un problema gravissimo e di cui si parla troppo poco. Un'abitudine al linguaggio porta a un'indifferenza verso i gesti.

Nel dettaglio: il rischio è seppellire tutto ciò sotto le rivendicazioni femminili senza un femminismo radicale; il rischio è consegnarsi di nuovo al pensiero dei padri e dei maschi, senza un'eguaglianza veritiera; e il rischio è anche usare un linguaggio troppo colto, troppo compiaciuto, perché arrivi dove serva: ai miei ex compagni delle medie di Caronno Pertusella, per dire. Al tipo che urla alla ragazza minacciandola in provincia di Macerata. Al padre di famiglia che picchia la moglie a Gorizia. Ai maschi.

Due anni fa scrissi un pezzo dal titolo Femminismo per i maschi. Per chiunque voglia approfondire un minimo il tema, rimando lì.

Per gli altri: fermate vostro cugino, vostro fratello, il vostro migliore amico, vostro zio, vostro nonno, vostro padre, dall'esercitare qualunque tipo di violenza sulle donne che conoscono; anche la più sottile, scontata, banale; fosse anche solo una parola gettata lì. Non li afferma come maschi; li rende solo degli schifosi bastardi, dei carnefici che prolungano un delitto vecchio di millenni.

(16/09/17)

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