Presente continuo

L'ipotesi contenuta in Presente continuo di Douglas Rushkoff (Codice Edizioni 2014) è che l'era digitale abbia cambiato la percezione e il vissuto del tempo. Siamo schiacciati in una sorta di presente infinito, il "tempo reale" come unica dimensione possibile: l'adesso in cui dobbiamo controllare l'email, postare una foto su Instagram e vedere subito a quanta gente è piaciuta, piace, piacerà — sapere subito l'ultima notizia per poi ritwittarla — e così via.

Fin qui niente di nuovo; ma il vero punto del libro è un altro. Il punto è che cerchiamo di adattare la nostra percezione analogica del tempo a un tempo digitale, quello dell'informatica: ossessionati dal futuro l'abbiamo letteralmente inglobato nel presente, ma tale presente ci sfugge — non ci sarà mai un'aderenza totale fra un evento e la sua condivisione, fra la vita e il tentativo di narrarla in diretta.

Non solo: in questo "ora" abbiamo compresso anche il passato: tutto è stoccato e recuperabile in un istante (basti pensare alla cronologia delle email o al Diario di Facebook); l'identità digitale tende a essere il più statica e fissa possibile. È un bene? Secondo alcuni — fra cui Nathan Jurgenson, con cui concordo — la risposta è no.

La novità dell'approccio di Rushkoff è dunque questa: non si limita a segnalare dei presunti effetti della condivisione impulsiva sul nostro cervello, ma fa un discorso molto più ampio, di natura squisitamente epistemologica: il collasso della narrazione lineare, il "presentismo" come unica legge. Questo tema base viene così declinato attraverso alcuni problemi ormai classici: il multitasking, il giornalismo in real-time e la crisi dell'approfondimento, le forme alternative di organizzazione politica come Occupy, il desiderio universale di connessione.

La sua conclusione non è però né catastrofica né nostalgica: dopo avere evidenziato tutti i difetti dello "shock del presente", suggerisce un approccio più meditato, che renda giustizia alla differenza fra il tempo dell'informazione e quello umano. Credo ci sia molto lavoro da fare al riguardo.

(20/06/15)

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