Variazioni sul tema del viaggio #4. Biglietto non recapitato

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(foto di Norma Desmond)

Scrivo sull'ultima pagina rimasta del taccuino. Quella che dovrei conservare e infatti conserverò, dato che non sarà certo questo a essere la materia del ricordo. Mi hai raccontato di quando tuo padre ti teneva chiusa in camera per giorni, una punizione preventiva. Erano altri tempi e l'educazione severa aveva un senso per loro, il metadone dei padri, eccetera eccetera. Forse per questo hai imparato a viaggiare. E dici che nessuno sa viaggiare bene quanto te. Con questa leggerezza e queste mani nervose. Con le sigarette e i capelli raccolti nella coda corta. Abbiamo diviso qualche birra al banco e tu mi hai lasciato una pallina colorata legata a uno spago corto. Non sei bella tu e non sono bello io. Ho preso la pallina e l'ho messa in tasca, senza badare al suo significato - era soltanto una cosa tonda e bella, di legno, da rigirarsi fra le dita. Ma se scrivo questo è per dirti che va tutto bene, e che non serve a niente. Non servono a niente le pagine di Dagerman lette a tarda notte perché non riuscivo a dormire. Non servono a niente le camere lasciate da poco e non serve a niente l'odore della piazza all'alba, ingoiato a bocconi pieni, con lo zaino in spalla. Non serve a niente arrivare e a niente ripartire. Non serve a niente. Eppure siamo qui, e io sono qui, no? Mentre la luce spacca la città e alla stazione i bambini dormono sulle spalle delle madri.

[Variazione #1]

[Variazione #2]

[
Variazione #3]

(09/06/08)

Scrivo sull'ultima pagina rimasta del taccuino. Quella che dovrei conservare e infatti conserverò, dato che non sarà certo questo a essere la materia del ricordo. Mi hai raccontato di quando tuo padre ti teneva chiusa in camera per giorni, una punizione preventiva. Erano altri tempi e l'educazione severa aveva un senso per loro, il metadone dei padri, eccetera eccetera. Forse per questo hai imparato a viaggiare. E dici che nessuno sa viaggiare bene quanto te. Con questa leggerezza e queste mani nervose. Con le sigarette e i capelli raccolti nella coda corta. Abbiamo diviso qualche birra al banco e tu mi hai lasciato una pallina colorata legata a uno spago corto. Non sei bella tu e non sono bello io. Ho preso la pallina e l'ho messa in tasca, senza badare al suo significato - era soltanto una cosa tonda e bella, di legno, da rigirarsi fra le dita. Ma se scrivo questo è per dirti che va tutto bene, e che non serve a niente. Non servono a niente le pagine di Dagerman lette a tarda notte perché non riuscivo a dormire. Non servono a niente le camere lasciate da poco e non serve a niente l'odore della piazza all'alba, ingoiato a bocconi pieni, con lo zaino in spalla. Non serve a niente arrivare e a niente ripartire. Non serve a niente. Eppure siamo qui, e io sono qui, no? Mentre la luce spacca la città e alla stazione i bambini dormono sulle spalle delle madri.

[Variazione #1]

[Variazione #2]

[
Variazione #3]

(09/06/08)





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